Gli zombie esistono veramente, ora ce lo dice anche la scienza

Secondo la scienza gli zombie esistono. Si tratta di persone affette da una particolare malattia, denominata sindrome di Cotard

20 Ottobre 2023
Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

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Fonte: 123rf

E’ realmente possibile che gli zombie esistano? Fino a prova contraria sono il risultato della fantasia del noto regista americano George Romero, che alla fine degli anni Sessanta realizzò il suo primo film sugli zombie, su cui costruì la sua lunga carriera nel cinema horror. Il morto vivente, nel tempo, è divenuto uno dei personaggi del cinema dell’orrore copiato in decine di film, divenuto una maschera nella notte di Halloween. Ma c’è una relazione scientifica, una malattia, che ha ispirato queste creature fameliche?

Esistono gli zombie? La scienza dice di sì

In realtà esiste una rara patologia psichiatrica, la “Sindrome di Cotard”, che rende le persone che ne sono colpite simili a degli zombie. Gli esperti ritengono che questa malattia sia causata da una lesione del lobo parietale, che provoca una brusca interruzione delle connessioni nervose tra il centro delle emozioni e le aree sensoriali. Significa che coloro che ne sono colpiti non avvertono alcuno stimolo e non riescono a percepire emozioni, motivo per cui in molti ritengono che siano come morti. La situazione si complica ulteriormente perché spesso chi soffre di questa patologia è affetto anche da altre malattie cerebrali, come il morbo di Parkinson, la demenza e la schizofrenia.

Uno dei casi clinici più celebri descritti dal dottor Jules Cotard riguarda Mademoiselle X, una donna di 43 anni convinta di essere deceduta. Questa paziente sosteneva di aver perso tutti gli organi interni, restando solo con pelle e ossa. Ancora più preoccupante, smise di nutrirsi e tentò più volte di darsi fuoco. Tuttavia, la storia di questa sfortunata signora non è l’unico esempio di questa terrificante patologia. Tra i casi più recenti, si annovera anche quello della signora Wang.

La signora svenne durante un volo da Londra a San Francisco e, convinta che la sua vita fosse giunta al termine, credeva di trovarsi in uno stato di limbo, rifiutandosi di nutrirsi. Fortunatamente, esiste una cura: trattamenti di psicoterapia affiancati all’assunzione di farmaci antipsicotici e antidepressivi possono aiutare a superare questa condizione.

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Virus ‘zombie’ risvegliato dai ghiacci dopo 48.500 anni

Tra le numerose minacce legate ai cambiamenti climatici, esiste una preoccupante, ma spesso sottovalutata, sfida: quella dei cosiddetti virus “zombie” preistorici, sepolti per migliaia di anni nel ghiaccio e ora pronti a fare la loro ricomparsa. A causa del riscaldamento globale, che provoca la fusione dei ghiacciai, questi virus, insieme a batteri e altri microorganismi, stanno emergendo in superficie, costituendo una minaccia potenziale per gli esseri umani. Il nostro sistema immunitario non ha mai avuto a che fare con tali agenti patogeni, rendendoci vulnerabili. Il rischio concreto è l’insorgere di malattie ancestrali e potenzialmente letali per le quali non abbiamo difese immunitarie.

L’allarme è stato lanciato dal professor Jean-Michel Claverie dell’Istituto di Microbiologia, Bioenergia e Biotecnologia presso l’Università di Aix-Marsiglia in Francia. Dal 2014, Claverie si è dedicato allo studio di questi virus zombie. Nella sua ultima ricerca, condotta insieme ai colleghi dell’Istituto Zoologico dell’Accademia Russa delle Scienze di San Pietroburgo, del Centro Helmholtz per la ricerca polare e marina di Potsdam in Germania e altri istituti, ha analizzato virus estratti dal permafrost siberiano, il ghiaccio “permanente” che si sta sciogliendo a causa dei cambiamenti climatici. Questi virus sono stati recuperati dal suolo, da carcasse di animali preistorici e da altri campioni biologici provenienti dal fiume Lena e dalla Kamchatka. Gli esperti ritengono che tali microorganismi abbiano un’antichità compresa tra i 27.000 e i 50.000 anni. In totale, sono state identificate 13 nuove specie di virus zombie, appartenenti a gruppi tassonomici noti come Megavirus, Pacmanvirus, Pandoravirus, Cedratvirus e Pithovirus.

Il permafrost copre circa il 20% del territorio dell’emisfero settentrionale, ma sta scomparendo a causa dei cambiamenti climatici. Questo processo di scioglimento irreversibile sta rilasciando materia organica congelata che risale fino a un milione di anni fa. Gran parte di questa materia si decompone in anidride carbonica e metano, aggravando ulteriormente l’effetto serra. Tra questa materia organica si trovano microbi cellulari rianimati, sia procarioti che eucarioti unicellulari, insieme a virus rimasti in uno stato di dormienza sin dai tempi preistorici, come spiegato dal professor Claverie e dai suoi colleghi nell’abstract del loro studio recentemente pubblicato sulla rivista “Viruses”.

Chi ha inventato la figura dello zombie?

In apertura di pagina abbia fatto riferimento al papà degli zombie, George Romero, morto nel 2017 che è stato un osservatore acuto del mondo degli zombie, che nel corso della sua carriera cinematografica durata mezzo secolo, si è limitato a riconoscere la natura inquietante e ambivalente di alcuni processi storici. Ha dichiarato di aver “visto” gli zombie per la prima volta nell’estate del 1967, e ha ammirato la loro capacità di spostarsi ovunque.

L’analisi di Romero si basava sulla sua abilità descrittiva piuttosto che sull’evoluzione progressiva dei non morti. Nei suoi quattro film principali, “La notte dei morti viventi” (1968), “Zombi – Dawn of the Dead” (1978), “Il giorno degli zombi” (1986) e “La terra dei morti viventi” (2005), non c’è una progressione lineare. Nel primo film, l’eruzione degli zombie è momentanea, permettendo ai personaggi solitamente marginalizzati di prendere il centro della scena. Negli episodi successivi, questa dinamica cambia, e gli zombie diventano sempre più vivi, fino al punto in cui organizzano una nuova forma di vita sociale.

La figura dello zombie è strettamente connessa al lavoro, in particolare alla schiavitù agricola, e continua ad evolversi. Romero raffigura gli zombie come figure che passano da schiavi a operai cognitivi, incarnando il lavoro contemporaneo e l’adattamento all’uso di strumenti, fino al punto di avere zombie che possono parlare e comunicare.

La figura dello zombie è ambivalente: da un lato, sembra rappresentare una via di fuga dalla necessità umana di produrre i mezzi per sopravvivere, mentre dall’altro è un simbolo dei cambiamenti nei processi produttivi.Nel suo film più celebre, Zombi, Romero ha accostato le figure dei morti viventi a vittime del consumismo, che restano intrappolate in uno shopping mall, un centro commerciale, tra una vetrina ed una scala mobile, e venne considerato un film-manifesto critica al consumismo di massa degli ormai vicini anni Ottanta. La loro epidemia rappresenta l‘invadenza del lavoro in ogni aspetto della vita, rendendo evidente come lo sfruttamento permei ogni aspetto della nostra esistenza.

 

 

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