Negli ultimi anni si parla sempre più spesso degli effetti dei cibi industriali sulla salute fisica. Ma ora una nuova ricerca suggerisce che il problema potrebbe riguardare anche il cervello. Uno studio pubblicato ad aprile sulla rivista scientifica Alzheimer’s & Dementia: Diagnosis, Assessment & Disease Monitoring ha infatti evidenziato una possibile associazione tra il consumo di cibi ultraprocessati e una riduzione della capacità di concentrazione. La ricerca, realizzata dagli studiosi della Monash University di Melbourne, ha coinvolto oltre duemila adulti australiani di età compresa tra i 40 e i 70 anni.
Lo studio: come è stato condotto
I ricercatori hanno analizzato 2.192 persone che, al momento della ricerca, non presentavano diagnosi di Alzheimer o demenza. Ai partecipanti è stato chiesto di compilare un questionario sulle proprie abitudini alimentari, mentre le capacità cognitive sono state valutate attraverso il Cogstate Brief Battery, un sistema di test computerizzati utilizzato in ambito neurologico per misurare:
- attenzione
- memoria
- velocità di elaborazione
- capacità di apprendimento
Si tratta di uno studio trasversale, quindi basato su una singola osservazione e non su un monitoraggio pluriennale. Questo significa che i ricercatori hanno fotografato una situazione specifica senza seguire i partecipanti nel tempo.
I risultati: più junk food, meno lucidità mentale
Secondo i dati raccolti, un incremento del 10% nel consumo di alimenti ultraprocessati sarebbe associato a un peggioramento delle prestazioni cognitive pari a 0,05 punti nei test effettuati.
Per rendere più concreto il dato, gli studiosi spiegano che un aumento del 10% può equivalere anche solo al consumo regolare di un sacchetto di patatine confezionate.
Tradotto in termini pratici, questo calo potrebbe manifestarsi con maggiore distrazione, difficoltà di concentrazione e quella sensazione di mente annebbiata spesso definita con il termine inglese brain fog.
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Perché gli ultraprocessati possono influenzare il cervello
Gli studiosi ipotizzano diversi meccanismi che potrebbero spiegare il legame tra dieta e funzione cognitiva.
Infiammazione e cervello
Uno dei principali sospetti riguarda l’aumento dell’infiammazione nell’organismo. Diversi studi precedenti avevano già evidenziato come i cibi ultraprocessati possano favorire processi infiammatori che, nel lungo periodo, incidono anche sulle funzioni cerebrali.
Carenza di micronutrienti
Questi prodotti sono spesso poveri di elementi fondamentali come:
- vitamine
- minerali
- fibre
Il cervello ha bisogno di questi nutrienti per funzionare correttamente. Una dieta sbilanciata potrebbe quindi compromettere attenzione e memoria.
Alterazioni della glicemia
Un altro aspetto riguarda il rapporto tra ultraprocessati e insulino-resistenza. Alcune ricerche hanno collegato questi alimenti a una peggiore regolazione del glucosio nel sangue, un fattore che può avere effetti negativi anche sulle prestazioni cognitive.
Nemmeno la dieta mediterranea sembra compensare
Uno degli aspetti più sorprendenti emersi dalla ricerca riguarda la dieta mediterranea. Anche le persone che seguivano un’alimentazione generalmente considerata sana mostravano risultati cognitivi peggiori se consumavano elevate quantità di cibi ultraprocessati.
Questo suggerisce che tali alimenti potrebbero avere un impatto negativo indipendente dalla qualità complessiva della dieta.
La dieta non è l’unica causa della disattenzione
Gli stessi ricercatori invitano comunque alla prudenza. La concentrazione e le funzioni cognitive dipendono da molti fattori, tra cui:
- stress
- sovraccarico di informazioni
- qualità del sonno
- umore
- alcuni farmaci
Anche se gli effetti osservati nello studio non equivalgono certo a una perdita grave delle capacità mentali, la ricerca apre comunque una riflessione importante: se la dieta può influenzare anche minimamente attenzione e lucidità, intervenire sulle proprie abitudini alimentari potrebbe essere uno dei modi più semplici per migliorare il benessere mentale.