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Il messaggio oscuro di tre parole trovato inciso su un 'proiettile' di 2000 anni fa

Dalle armi primitive alle munizioni intelligenti: la lunga storia dei proiettili e l’ironia che attraversa i secoli

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

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Dall’inizio della storia dell’umanità, il gesto di lanciare un proiettile contro un nemico ha accompagnato l’evoluzione stessa della civiltà. Prima ancora della nascita delle grandi città e degli eserciti organizzati, i nostri antenati utilizzavano pietre, lance rudimentali e fionde primitive per difendersi, cacciare e conquistare territori. Nel corso dei millenni, questa pratica si è trasformata in una vera e propria tecnologia della guerra.

Dalle catapulte romane ai cannoni medievali, fino alle moderne munizioni realizzate in tungsteno e uranio impoverito, l’uomo ha prodotto e scagliato una quantità incalcolabile di proiettili. Ogni epoca ha avuto le proprie armi, i propri materiali e le proprie strategie, ma l’obiettivo è rimasto sempre lo stesso: colpire il nemico da lontano, riducendo il rischio dello scontro diretto.

Eppure, la storia militare non racconta soltanto di violenza e distruzione. Talvolta, perfino un piccolo proiettile poteva trasformarsi in uno strumento di comunicazione, provocazione e perfino ironia.

Il ritrovamento archeologico che sorprende gli studiosi

Una scoperta archeologica recente ha riportato alla luce un aspetto poco conosciuto dei conflitti dell’antichità. Durante gli scavi condotti nel 2025 presso la necropoli meridionale di Antiochia Hippos, in Israele, gli studiosi hanno rinvenuto un piccolo proiettile da fionda risalente a circa 2.000 anni fa.

L’oggetto, dalle dimensioni di circa 3 x 2 centimetri, aveva probabilmente un peso originario di 45 grammi. A renderlo straordinario non è tanto la sua forma, quanto l’incisione presente su un lato: la parola greca antica “manthou”, forma imperativa del verbo manthànō, cioè “impara”.

Si tratta di una testimonianza rara e affascinante che apre una finestra sulla mentalità dei combattenti dell’epoca.

“Impara!”: il sarcasmo inciso nel piombo

Secondo gli archeologi, la scritta non aveva una funzione decorativa, ma rappresentava una vera e propria provocazione psicologica. Il messaggio inciso sul proiettile era destinato al nemico e può essere interpretato come un beffardo ammonimento: “impara la lezione”.

In altre parole, il proiettile non era solo pensato per ferire, ma anche per umiliare chi lo riceveva. È un esempio straordinario di come la guerra psicologica fosse già presente nel mondo antico.

Il sarcasmo inciso nel piombo suggerisce che i difensori della città volessero trasmettere un senso di superiorità, quasi una sfida intellettuale oltre che militare. Colpire il corpo e, allo stesso tempo, colpire l’orgoglio del nemico.

La guerra nell’età ellenistica

Gli studiosi ipotizzano che il proiettile possa essere stato utilizzato durante le campagne militari del re di Giudea Alessandro Ianneo tra il 103 e il 76 a.C., in particolare negli scontri contro la città di Hippos.

In quel periodo, il Mediterraneo orientale era attraversato da continui conflitti politici e territoriali. Le città fortificate rappresentavano centri strategici fondamentali e le battaglie erano spesso lunghe e logoranti.

La fionda era un’arma molto diffusa: semplice, economica, ma estremamente efficace. Un piccolo proiettile in piombo, lanciato con forza, poteva raggiungere velocità elevate e provocare ferite gravi. Aggiungere un messaggio inciso significava rendere l’arma ancora più potente dal punto di vista simbolico.

Il volto umano della guerra

La presenza di messaggi ironici sulle munizioni racconta molto della natura umana. Anche in uno dei contesti più estremi e drammatici, come la guerra, emerge il bisogno di comunicare, di intimorire e di umiliare l’avversario.

È un tratto che attraversa i secoli e arriva fino ai tempi moderni: cambiano le armi, cambiano i materiali, ma resta costante la volontà di colpire non solo fisicamente, ma anche moralmente.

Questo piccolo proiettile antico ci restituisce così una verità sorprendente: il sarcasmo, la provocazione e la guerra psicologica sono antichi quanto la guerra stessa.

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