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“Peste nera” in arrivo? La profezia attribuita a Baba Vanga torna a far paura: cosa aveva previsto

Patogeni nel ghiaccio e trasformazioni nell'essere umano: la profezia di Baba Vanga torna a far discutere. Ecco cosa c’entra la peste nera.

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Giuseppe Guarino

Giuseppe Guarino

Giornalista

Ph(D) in Diritto Comparato e processi di integrazione e attivo nel campo della ricerca, in particolare sulla Storia contemporanea di America Latina e Spagna. Collabora con numerose testate ed è presidente dell'Associazione Culturale "La Biblioteca del Sannio".

La “peste nera”, quella di cui abbiamo letto nel Milione di Marco Polo o nei Promessi Sposi di Manzoni può tornare a minacciare il mondo? Una profezia attribuita a Baba Vanga riesce a riaccendere una serie di inquietudini a riguardo, riportando all’attenzione uno scenario in grado di evocare paure antiche. Tra presagi oscuri e interpretazioni, il nome della veggente torna ad accompagnare una domanda che mette i brividi: che cosa ha previsto davvero? Per capire perché se ne parla, occorre seguire il filo di un racconto sospeso tra mistero e timore.

Il caso in Siberia che riaccende le paure sulla peste nera profetizzata da Baba Vanga

Andiamo con ordine e partiamo dal principio. La scintilla arriva dalla Siberia. Il ritorno della profezia di Baba Vanga ben si collega alla recente morte di Darya Shipilova, impiegata nell’Istituto antipeste di Irkutsk, e alle quarantene scattate in diversi ospedali della Russia.

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Secondo alcune ricostruzioni locali, la donna avrebbe contratto un’infezione dopo la rottura di una provetta in laboratorio. Una vicenda inquietante, sebbene non sia stato confermato che si trattasse di peste. Le autorità sanitarie russe hanno riferito che gli esami non hanno individuato microrganismi collegati alla sua attività professionale e il governatore regionale ha parlato di polmonite di origine sconosciuta.

Tuttavia, è su questa vicenda, tra misure precauzionali e informazioni contrastanti come tutte quelle che arrivano dalla Russia, che gli appassionati di profezie hanno costruito il collegamento con Baba Vanga. Il nome della veggente bulgara, morta nel 1996, torna così a circolare sui social, spesso accanto a immagini di ospedali isolati e timori di contagio.

Il patogeno nascosto nel ghiaccio e le trasformazioni del 2027

Ma che cosa aveva profetizzato Baba Vanga? Diciamo che a lei è stata attribuita la previsione di un antico patogeno rimasto congelato in Siberia, destinato a essere liberato e a diffondersi nel mondo.

Un’immagine da film apocalittico, che in giro per il web si è subito associato alle notizie provenienti dalla Russia.

Ma non è tutto: a questa narrazione si è aggiunta anche una seconda previsione, riferita al 2027: l’umanità si troverà di fronte ad un cambiamento radicale, con trasformazioni biologiche e comparsa di capacità sovrumane.

In realtà, non si trova una dichiarazione originale in cui Baba Vanga identifica direttamente la peste o anticipi l’episodio di Irkutsk. Patogeni liberati dal ghiaccio, incidenti in laboratorio e mutazioni umane sono però diventati i tasselli di un mosaico suggestivo, cucito insieme da chi cerca corrispondenze tra presagi e cronaca.

Perché il presagio spaventa, ma non è la prova certa di una prossima pandemia

A rendere potente il richiamo è il nome stesso della peste nera, che evoca la devastazione dell’Europa medievale. Tuttavia, la malattia causata dal batterio Yersinia pestis non è scomparsa e, come ricorda l’Organizzazione mondiale della sanità, può essere curata con antibiotici se riconosciuta e trattata tempestivamente.

Un caso sospetto, quindi, non dimostra l’arrivo di una catastrofe globale. Anche il presunto valore profetico delle affermazioni di Baba Vanga resta tutto da verificare.

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