Baba Vanga e Nostradamus avevano previsto il nuovo virus Nipah nel 2026? La verità dietro la profezia

L'ennesima previsione attribuita a Baba Vanga e Nostradamus fa discutere. Ma i fatti raccontano un’altra storia.

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

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Negli ultimi mesi, complici social network, video virali e siti poco affidabili, sta circolando una notizia capace di riattivare paure che credevamo archiviate dopo il Covid: Baba Vanga e Nostradamus avrebbero previsto l’arrivo del virus Nipah nel 2026. Una versione suggestiva, carica di inquietudine, che unisce il timore per le nuove epidemie al fascino eterno delle profezie. Ma cosa c’è di vero?

Da dove nasce la voce sul virus Nipah

La risposta, per quanto possa deludere chi ama il mistero, è piuttosto netta: nulla. Non esiste alcuna prova storica, documentale o testuale che colleghi il virus Nipah a presunte previsioni di Baba Vanga o Nostradamus, né tantomeno all’anno 2026. Siamo di fronte all’ennesimo caso di profezia costruita a posteriori.

Il meccanismo è ormai collaudato. Prima arriva una notizia reale – in questo caso l’esistenza del virus Nipah, noto alla comunità scientifica da anni – poi subentra la paura, alimentata dal ricordo ancora vivo della pandemia. Infine, qualcuno collega il tutto a una profezia vaga, attribuendole significati che non ha mai avuto.

Il virus Nipah, infatti, è stato identificato alla fine degli anni Novanta ed è oggetto di monitoraggio da parte delle autorità sanitarie internazionali. Parlare di “nuovo virus previsto nel 2026” è già, di per sé, una semplificazione fuorviante. Il salto logico successivo è associare questa minaccia a figure considerate profetiche, creando un racconto che sembra confermare una paura già esistente.

Baba Vanga: profezie e attribuzioni tardive

Nel caso di Baba Vanga, il problema è strutturale. Le sue presunte profezie non sono mai state scritte direttamente da lei, ma raccolte e diffuse da terzi, spesso molti anni dopo la sua morte. Questo rende estremamente difficile distinguere ciò che è autentico da ciò che è stato aggiunto, modificato o reinterpretato nel tempo.

In alcune versioni non verificabili si parla genericamente di “grandi malattie” o “flagelli”, ma senza riferimenti a date o nomi precisi. Nessuna menzione del virus Nipah, nessun riferimento al 2026. Molte di queste frasi, inoltre, sono emerse o sono state rilanciate solo dopo il Covid, quando l’idea di una pandemia era ormai “sdoganata” nelle nostre menti.

Nostradamus e il linguaggio che si adatta… a tutto

Anche per Nostradamus il discorso è simile, seppur con basi diverse. I suoi testi, le celebri Centurie, utilizzano un linguaggio volutamente ambiguo e oscuro. Parole come “peste”, “morbo” o “flagello” ricorrono spesso, ma non indicano mai virus specifici, né consentono una collocazione temporale precisa.

Questi termini, letti oggi, vengono facilmente reinterpretati alla luce di eventi moderni. Ma lo stesso testo, nei secoli passati, è stato usato per “prevedere” guerre, rivoluzioni, carestie e crolli politici. È proprio questa elasticità a renderlo perfetto per le fake news di oggi.

Il problema delle profezie retroattive

Il punto centrale è uno: una profezia valida deve essere verificabile prima che l’evento accada. Dire che qualcuno aveva previsto “un virus” non ha valore predittivo, perché le epidemie fanno parte della storia umana da sempre.

È un meccanismo psicologico potente: davanti all’incertezza, cerchiamo narrazioni che diano un senso agli eventi. Le profezie, soprattutto se attribuite a figure iconiche, offrono l’illusione di un ordine nascosto. Ma questa illusione diventa pericolosa quando sostituisce l’informazione scientifica.

In sintesi, Baba Vanga e Nostradamus non hanno mai previsto il virus Nipah nel 2026. Non esistono testi originali che lo dimostrino, né riferimenti credibili a virus moderni o a quell’anno specifico. Ciò che circola online è il risultato di montaggi, titoli sensazionalistici e paure.

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