La Divina Commedia potrebbe nascondere qualcosa di ancora più sorprendente delle sue celebri allegorie. Una nuova interpretazione dell’Inferno suggerisce infatti che alcuni versi di Dante possano essere letti anche attraverso la lente della geologia e dell’astronomia. Al centro dell’ipotesi c’è un dettaglio capace di cambiare il modo in cui guardiamo alla caduta di Lucifero e alla stessa struttura dell’oltretomba dantesco. Ma dove sono nascosti questi segreti? E perché potrebbero cambiare tutto?
- Nella Commedia, Dante avrebbe descritto gli effetti di un gigantesco impatto cosmico
- L’Inferno e il Purgatorio sarebbero le conseguenze di un enorme cratere
- Un’intuizione scientifica arrivata secoli prima della scienza moderna?
Nella Commedia, Dante avrebbe descritto gli effetti di un gigantesco impatto cosmico
Andiamo con ordine e partiamo dal principio. La teoria è stata proposta da Timothy Burberry, geomitologo e docente della Marshall University, negli Stati Uniti, e presentata durante la General Assembly della European Geosciences Union a Vienna. Se ve lo steste chiedendo, la geomitologia è una disciplina che cerca possibili tracce di eventi geologici reali all’interno di miti, racconti e tradizioni antiche.
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Secondo Burberry, la caduta di Lucifero raccontata nell’Inferno potrebbe essere riletta come qualcosa di sorprendentemente simile all’impatto di un enorme corpo celeste sulla Terra. Dante descrive infatti una caduta in grado di attraversare e sconvolgere la struttura del pianeta, producendo conseguenze fisiche che, viste con occhi moderni, ricordano quelle associate a una collisione cosmica.
Non significa che Dante volesse formulare una teoria scientifica. L’ipotesi riguarda piuttosto la straordinaria somiglianza tra alcune immagini poetiche del poema e fenomeni che la scienza avrebbe compreso soltanto molti secoli più tardi.
L’Inferno e il Purgatorio sarebbero le conseguenze di un enorme cratere
La parte più affascinante dell’interpretazione riguarda la stessa geografia della Commedia. La caduta di Lucifero ricorderebbe lo sfondamento della crosta provocato da un corpo celeste. Il materiale terrestre spostato dall’impatto sarebbe invece paragonabile alle rocce che, nella costruzione poetica dantesca, vanno a formare il Monte del Purgatorio.
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Anche i cerchi concentrici dell’Inferno possono essere accostati, secondo Burberry, agli anelli che caratterizzano alcuni grandi crateri da impatto, come quelli osservabili sulla superficie lunare.
C’è poi un ulteriore elemento: nel poema, la caduta di Lucifero provoca uno spostamento delle terre emerse nell’emisfero meridionale, lasciando spazio all’oceano. L’interpretazione geomitologica mette questo passaggio in relazione, per analogia, con le conseguenze planetarie immaginabili dopo una collisione di proporzioni catastrofiche.
Un’intuizione scientifica arrivata secoli prima della scienza moderna?
A rendere suggestiva questa lettura è soprattutto il contesto storico. Dante scriveva nel XIV secolo, quando la concezione del cielo era molto diversa da quella moderna e l’idea stessa di meteoriti provenienti dallo spazio non faceva ancora parte della scienza riconosciuta. Solo molti secoli dopo questi oggetti sarebbero stati accettati e studiati come materiali extraterrestri.
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Per Burberry, dunque, Dante avrebbe mostrato una capacità immaginativa straordinaria: la sua narrazione della caduta di Lucifero presenta caratteristiche paragonabili alla formazione di un grande cratere a più anelli.
Più che una “profezia scientifica”, si tratta quindi di una nuova chiave di lettura: un modo per mostrare quanto la fantasia poetica di Dante fosse capace di costruire immagini fisiche sorprendentemente compatibili con fenomeni che la geologia avrebbe spiegato soltanto secoli dopo.