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Un antico testo biblico torna sotto i riflettori: la profezia sull'Anticristo

Un’antica profezia parla della caduta dei potenti e del giudizio finale: ecco perché viene associata all’Anticristo.

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

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Un testo religioso composto oltre duemila anni fa è tornato al centro dell’attenzione per alcuni passaggi collegati alla figura dell’Anticristo. Esclusa dalla maggior parte delle Bibbie cristiane, l’opera contiene visioni, giudizi e immagini misteriose che continuano ad alimentare interpretazioni contrastanti. Ma che cosa afferma realmente questa antica profezia e quanto c’è di esplicito nel presunto avvertimento?

Il Libro di Enoch, il testo escluso da molte Bibbie

Il documento in questione è il Libro di Enoch, una raccolta di scritti religiosi ebraici risalente a più di 2.200 anni fa. L’opera prende il nome da Enoch, personaggio biblico indicato nella Genesi come antenato di Noè, e approfondisce temi appena accennati nelle Scritture canoniche: gli angeli caduti, i giganti, l’origine dei demoni e il giudizio divino.

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Il libro non fa parte della maggioranza dei canoni biblici cristiani, anche se è considerato canonico dalla Chiesa ortodossa etiope. La sua antichità è stata confermata dal ritrovamento di frammenti in aramaico tra i Rotoli del Mar Morto, scoperti nelle grotte di Qumran. A dimostrazione del fatto che il testo circolava già secoli prima della nascita del cristianesimo.

La profezia dei «re e potenti» nel Libro di Enoch

I passi oggi tornati sotto i riflettori si trovano nel cosiddetto Libro delle Parabole, una sezione di Enoch compresa tra i capitoli 46 e 63. Qui compaiono enigmatiche figure definite «i re e i potenti»: governanti ricchi e influenti che fondano la propria autorità sui beni materiali, rifiutano Dio e perseguitano i fedeli.

La visione segue la loro ascesa e la successiva caduta. Davanti al «Figlio dell’Uomo», scelto prima della creazione, i sovrani comprendono di aver respinto la figura destinata a giudicarli. Il testo descrive quindi sei montagne composte da ferro, rame, argento, oro, metallo tenero e piombo, destinate a sciogliersi come cera. Un’immagine che rappresenterebbe la fragilità dei regni, delle ricchezze e del potere terreno.

Il testo parla davvero dell’Anticristo?

Nel Libro di Enoch il termine Anticristo non compare e non viene indicato chiaramente un singolo individuo destinato a ingannare l’umanità alla fine dei tempi. Il collegamento a questa figura, però, deriva soprattutto dalle interpretazioni successive, nate dalla somiglianza tra i governanti descritti nell’opera e la figura del grande oppositore di Cristo presente nella tradizione cristiana.

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Alcuni lettori considerano i «re e potenti» l’espressione di un sistema corrotto associabile agli ultimi tempi. Diversi studiosi, però, li interpretano più semplicemente come autorità politiche e religiose ingiuste. In questa prospettiva, l’Anticristo non sarebbe rappresentato da una persona precisa, ma da un modello ricorrente di potere fondato sull’oppressione, sull’orgoglio e sul rifiuto di Dio.

Il giudizio finale contro i governanti corrotti

Negli ultimi capitoli della visione, i potenti vengono radunati davanti al trono del Figlio dell’Uomo. Costretti a riconoscere i propri errori, chiedono misericordia, ma le loro suppliche vengono respinte. Sono accusati di aver perseguitato i fedeli e di essersi affidati esclusivamente allo «scettro» del proprio dominio.

Più che una profezia precisa sull’arrivo dell’Anticristo, il Libro di Enoch sembra quindi formulare un avvertimento universale: nessun impero costruito sulla ricchezza, sulla violenza e sull’arroganza può considerarsi eterno.

 

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