Funghi, olio e mentuccia in un dolce? Il dessert della Tuscia che sorprende per la sua bontà

Funghi, olio e mentuccia in un dolce? Sembra impossibile, eppure c’è un piatto che sta riscrivendo le regole.

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

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Funghi, olio extravergine d’oliva, mentuccia e finocchietto selvatico. Ingredienti che evocano immediatamente piatti salati, boschi e cucina contadina. Eppure, nella Tuscia, diventano la base di un dessert. Il piatto si chiama Terre di Tuscia ed è una creazione dello chef Salvo Cravero, oggi alla guida della cucina del ristorante Pepe Nero Ristòria, affacciato sul Lago di Bolsena.

Il dolce è nato nel 2015 ed è, a tutti gli effetti, il suo piatto firma più longevo. Negli anni è stato aggiornato, ma senza perdere la sua struttura originaria. L’idea è precisa: trasformare ingredienti simbolo del territorio in un dessert coerente, riconoscibile e leggibile. Nessun effetto sorpresa fine a sé stesso. Ogni elemento è calibrato.

La Tuscia raccontata attraverso il gusto

La forza di questo dessert sta nella scelta delle materie prime. Non sono inserite per stupire ma per raccontare un territorio specifico: la Tuscia viterbese. è una delle aree più ricche e riconoscibili del Lazio dal punto di vista agricolo e gastronomico. Si estende tra laghi vulcanici, boschi e colline, con una produzione fortemente identitaria: nocciole (in particolare la tonda gentile romana), olio extravergine d’oliva, erbe spontanee e prodotti del sottobosco.

Il Lago di Bolsena, di origine vulcanica, contribuisce a creare un microclima favorevole che incide direttamente sulla qualità delle materie prime. In questa zona la cucina nasce da una tradizione contadina concreta, fatta di ingredienti semplici ma intensi, oggi riletti in chiave contemporanea da chef che lavorano sul territorio senza snaturarlo. È proprio da questo equilibrio tra memoria e innovazione che nasce un piatto come Terre di Tuscia.

Nel dolce, i funghi portano note umami e profonde. L’olio extravergine aggiunge rotondità e una componente aromatica che sostituisce i grassi più tradizionali della pasticceria. La mentuccia introduce freschezza e verticalità. Il fiore di finocchietto selvatico completa il quadro con una nota erbacea, quasi balsamica. Questi elementi così distintivi, normalmente associati a primi piatti salati o a secondi di carne, vengono in questo caso finemente lavorati per trovare un equilibrio inaspettatamente dolce.

La nocciola: ingrediente segreto e struttura del piatto

Il vero asse portante del dessert è però un ingrediente preciso: la nocciola tonda gentile romana. Questa particolare varietà è riconosciuta per qualità e intensità aromatica, coltivata proprio in queste zone.

Nel piatto viene utilizzata in tre forme distinte: una componente cremosa che dà continuità al gusto, una parte croccante che introduce contrasto e una struttura più solida che richiama visivamente la texture della corteccia.

Tecnica e identità: il lavoro dello chef Cravero

Salvo Cravero, classe 1977, ha costruito un percorso tecnico preciso: formazione alberghiera a Termoli ed esperienze in ristoranti di alto livello. Oggi guida la cucina del Pepe Nero Ristòria: il ristorante si trova a Capodimonte, proprio sul Lago di Bolsena, dove è possibile gustare questo dolce.

Terre di Tuscia è un dessert che costringe a rivedere le categorie. Dolce e salato smettono di essere opposti e diventano strumenti. Il dato più interessante è questo: un piatto nato oltre dieci anni fa continua a essere attuale. Non segue una moda del momento ma parte da un principio solido, il territorio.

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