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Addio condizionatori? Il nuovo materiale che raffredda casa fino a 13°C senza consumare elettricità

Non è un condizionatore e non usa corrente: il nuovo rivestimento potrebbe cambiare il modo in cui raffreddiamo gli edifici.

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

Content Specialist

Ha conseguito un Master in Marketing Management e Google Digital Training su Marketing digitale. Si occupa della creazione di contenuti in ottica SEO e dello sviluppo di strategie marketing attraverso canali digitali.

Raffreddare casa senza accendere il condizionatore e senza consumare elettricità sembra una promessa quasi troppo bella per essere vera. Eppure un gruppo di ricercatori spagnoli sta lavorando proprio in questa direzione, con un materiale sperimentale capace di abbassare la temperatura delle superfici esposte al sole fino a quasi 13 gradi.

La notizia arriva dall’Istituto di Micro e Nanotecnologia del CSIC, il Consiglio superiore delle ricerche scientifiche spagnolo. Il team ha sviluppato una particolare nanostruttura polimerica pensata per il raffreddamento radiativo passivo diurno, una tecnologia che sfrutta un principio fisico già noto: disperdere calore verso lo spazio e, allo stesso tempo, riflettere la radiazione solare.

Il materiale al centro dello studio è il PVDF, cioè fluoruro di polivinilidene, un polimero già conosciuto per alcune proprietà utili: resiste ai raggi ultravioletti, respinge l’acqua, è stabile in condizioni esterne e riesce a emettere calore nell’infrarosso. La vera novità, però, è il modo in cui è stato lavorato.

Il materiale del futuro che “respinge” il caldo

I ricercatori hanno creato una rete tridimensionale di nanostrutture, indicata come 3D-PVDF, usando stampi nanoporosi di ossido di alluminio anodizzato. In pratica, il polimero viene modellato su scala nanometrica per ottenere una geometria capace di migliorare le sue proprietà ottiche e termiche. Più il materiale riflette il Sole e più riesce a emettere calore nella cosiddetta “finestra atmosferica” dell’infrarosso, tra 8 e 13 micrometri, più può raffreddarsi senza bisogno di energia.

Secondo lo studio pubblicato sulla rivista scientifica Nanophotonics, la versione ottimizzata del materiale ha raggiunto una riflettanza solare media dell’82,4% e un’emissività infrarossa del 96,7% nella banda utile. Sono numeri importanti perché spiegano il meccanismo: il materiale assorbe meno calore dal Sole e riesce a disperdere meglio quello accumulato.

Nei test all’aperto, condotti sul tetto dell’istituto a Madrid nell’estate 2025, il risultato più rilevante è stato un abbassamento massimo della temperatura pari a 12,9°C rispetto a una scatola di riferimento vuota. Il dato è stato registrato in condizioni favorevoli, cioè giornate calde, secche e con forte irraggiamento solare. Lo studio indica anche una potenza teorica di raffreddamento di 182,3 watt per metro quadrato con irradianza solare di 1.000 watt per metro quadrato.

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La possibile applicazione più immediata riguarda tetti e facciate degli edifici. Un rivestimento di questo tipo, se sviluppato su larga scala, potrebbe ridurre il surriscaldamento delle superfici esterne e quindi limitare il ricorso ai condizionatori. Non significherebbe eliminare del tutto l’aria condizionata nelle giornate più estreme, ma sicuramente si potrebbe alleggerirne l’uso, con vantaggi sui consumi e sulle bollette.

Quando potremo usare il PVDF

Attenzione, però: non siamo ancora davanti a un prodotto pronto per il mercato. La tecnologia è in fase sperimentale e non ci sono, al momento, installazioni reali su abitazioni o dati certi sul risparmio elettrico in un edificio abitato. Prima serviranno test su scala più ampia, verifiche di durata, costi di produzione e integrazione nei materiali edilizi.

Il punto interessante è che la ricerca va oltre il semplice tetto bianco. Qui si lavora sulla struttura interna del materiale, progettata per dialogare con la luce e con il calore in modo più efficiente. Se confermata fuori dal laboratorio, questa strada potrebbe diventare una delle soluzioni più promettenti contro il caldo urbano.

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