Fonte: ANSA

Papa Leone XIV indossa per la prima volta la greca e torna il ricordo del Balenciaga Pope

Tra rigore storico e suggestioni digitali, il nuovo Pontefice conquista i riflettori con un look che unisce tradizione orientale e sartoria contemporanea

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

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Al centro del dibattito mediatico e delle cronache vaticane c’è un capo d’abbigliamento poco noto al grande pubblico ma denso di significato storico e liturgico: la greca. Si tratta di un particolare cappotto in lana, lungo fino alle caviglie, che Papa Leone XIV ha scelto di indossare per affrontare il clima pungente di una Piazza San Pietro gremita. Il nome non è affatto casuale: deriva infatti dal taglio delle vesti tipiche dei prelati di rito orientale, i cui abiti ampi e avvolgenti vennero adottati e adattati nei secoli dal clero romano per le stagioni più fredde.

Questo soprabito è conosciuto nel gergo sartoriale ecclesiastico anche come douillette, un termine francese che evoca immediatamente l’idea di qualcosa di “dolce”, confortevole e protettivo. Più che un semplice cappotto, la douillette nasce storicamente come una sorta di vestaglia imbottita, pensata per mantenere il calore corporeo durante le lunghe ore di preghiera in ambienti non riscaldati. Oggi, la versione indossata dal Pontefice rappresenta l’apice della sartoria vaticana, unendo la funzionalità alla solennità del ruolo.

Alto sartoria in Piazza San Pietro

L’apparizione del Santo Padre durante l’ultima udienza generale ha colto di sorpresa non solo i fedeli, ma anche i vaticanisti più esperti. Non abbiamo assistito alla solita immagine del Papa protetto dalla pellegrina — la mantellina corta adagiata sulla spalla — ma a una figura imponente, avvolta in un soprabito bianco dalla struttura architettonica.

A caratterizzare la greca di Leone XIV sono alcuni dettagli tecnici che non sono sfuggiti agli occhi degli esperti di moda: l’abbottonatura doppiopetto e i revers a lancia. Questi elementi conferiscono al Pontefice un’eleganza rigorosa che, paradossalmente, appare estremamente contemporanea. La pulizia delle linee e la maestosità del total white hanno creato un effetto visivo così potente che, se non fosse stato per lo zucchetto bianco, Leone XIV avrebbe potuto essere scambiato per un’icona di stile internazionale impegnata in un evento di alta moda.

Dal “Balenciaga Pope” alla realtà dell’IA

Nel marzo 2023, fecero il giro del globo le immagini generate dall’intelligenza artificiale che mostravano Papa Francesco avvolto in un piumino bianco extralarge in pieno stile Balenciaga. Sebbene quello scatto fosse un falso digitale — il celebre “Balenciaga Pope” — oggi la realtà sembra quasi voler superare quella provocazione tecnologica.

Tra la douillette storica e le suggestioni digitali, la scelta di Leone XIV dimostra come la tradizione, se recuperata con consapevolezza, possa risultare più avanguardista di qualsiasi algoritmo. Non è un caso che la sensibilità estetica di Sua Santità sia stata notata anche oltreoceano: la prestigiosa rivista Vogue US ha infatti inserito il Pontefice nella lista delle 55 persone best dressed del 2025, un riconoscimento che sottolinea come il linguaggio del vestire sia, a tutti gli effetti, una forma di comunicazione universale.

La strategia dell’immagine e il senso del sacro

Non è la prima volta che Leone XIV dimostra di saper padroneggiare i codici dell’immagine. Fin dal giorno della sua elezione, con il ripristino della stola e della mozzetta sulla Loggia delle Benedizioni, il Papa ha chiarito il suo intento: tornare a una simbologia forte, dove l’abito non è vanità, ma espressione visibile del sacro.

Tuttavia, il suo stile non è statico. La capacità di passare dal rigore della greca doppiopetto all’uso informale di un cappellino da baseball durante gli incontri con i giovani, delinea il profilo di un uomo che abita il suo tempo senza rinnegare il passato. In questo equilibrio tra la lana pregiata dei paramenti antichi e la modernità dei tagli sartoriali, Leone XIV sta scrivendo un nuovo capitolo della storia del papato, dove ogni dettaglio — anche un bottone o un colletto — contribuisce a raccontare la sua missione nel mondo contemporaneo.

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