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Perché andare al mare stanca e fa venire fame? La spiegazione scientifica

Anche senza fare sforzi fisici, una giornata sul bagnasciuga consuma le nostre energie. Ecco i meccanismi biologici che spiegano questo fenomeno

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

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Ha conseguito un Master in Marketing Management e Google Digital Training su Marketing digitale. Si occupa della creazione di contenuti in ottica SEO e dello sviluppo di strategie marketing attraverso canali digitali.

A chi non è mai capitato, il mare stanca? Passi una giornata intera sdraiato sotto l’ombrellone, ti muovi solo per fare un bagno rinfrescante o per prendere un gelato, eppure la sera ti ritrovi completamente svuotato di energie, come se avessi scalato una montagna. Questo fenomeno è talmente comune da avere un nome informatico: stanchezza da spiaggia.

Non si tratta di pigrizia, ma di una precisa risposta biologica del nostro organismo. Anche quando siamo in totale relax, il nostro corpo sta in realtà compiendo un vero e proprio lavoro straordinario dietro le quinte. Vediamo cosa succede dal punto di vista scientifico.

La termoregolazione: il motore interno lavora al massimo

Il motivo principale per cui il mare ci stanca si chiama termoregolazione. Il corpo umano ha la necessità assoluta di mantenere la propria temperatura interna intorno ai 36-37 °C. Quando siamo esposti al sole e al caldo estivo, l’organismo deve attivare una serie di meccanismi per dissipare il calore in eccesso.

Il cuore inizia a pompare più velocemente per spingere il sangue verso la pelle (vasodilatazione) e le ghiandole sudoripare lavorano a pieno regime per produrre sudore, la cui evaporazione raffredda la cute. Questo costante sforzo di bilanciamento termico richiede un dispendio energetico notevole, che consuma calorie e riserve di glucosio anche se siamo perfettamente immobili.

Disidratazione silenziosa e calo di pressione

Un effetto diretto della termoregolazione è la perdita di liquidi. Spesso, la brezza marina ci impedisce di percepire quanto stiamo effettivamente sudando, portandoci a una disidratazione silenziosa.

Quando i liquidi corporei diminuiscono, il volume del sangue si riduce, causando un immediato calo della pressione arteriosa. La pressione bassa (ipotensione da calore) è la prima responsabile di quella sensazione di fiacchezza, sonnolenza e pesantezza muscolare che ci assale nel tardo pomeriggio.

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L’esposizione ai raggi solari e la risposta immunitaria

La luce del sole è fondamentale per la sintesi della vitamina D, ma una sosta prolungata sotto i raggi UV attiva una complessa risposta biochimica. La pelle, per difendersi dalle radiazioni e riparare i micro-danni cellulari, rilascia nel flusso sanguigno delle molecole infiammatorie chiamate citochine.

Questo processo è del tutto simile a ciò che accade quando il corpo combatte una leggera infezione. Le citochine agiscono sul sistema nervoso centrale segnalando la necessità di riposo per permettere la rigenerazione cellulare. In breve: il sole attiva un processo di recupero che ci fa sentire biologicamente spossati.

L’effetto terapeutico (ma faticoso) del mare

Anche i fattori ambientali giocano un ruolo chiave. L’aria di mare è ricca di ioni negativi, particelle cariche che stimolano l’ossigenazione dei tessuti e favoriscono il rilascio di serotonina, l’ormone del buonumore. Questo accelera il rilassamento psicologico, ma il passaggio repentino da uno stato di stress mentale a uno di calma profonda può essere percepito dal cervello come un crollo di energie.

Inoltre, il costante rumore bianco delle onde e la resistenza fisica opposta dal vento marino costringono i nostri muscoli (specialmente quelli posturali) a continui micro-aggiustamenti per mantenere l’equilibrio, aggiungendo un ulteriore tassello al carico di fatica complessivo. Per contrastare la stanchezza da spiaggia non basta “non fare nulla”. È fondamentale reintegrare costantemente i liquidi e i sali minerali persi bevendo molta acqua, consumando frutta fresca ed evitando l’esposizione diretta nelle ore centrali della giornata.

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