La tragica scomparsa di una bambina di nove anni nel lago di Como — tuffatasi in una zona con divieto di balneazione e ritrovata solo dopo ore dai Vigili del Fuoco — riporta al centro dell’attenzione un tema drammatico e troppo spesso sottovalutato: la pericolosità delle acque interne.
I numeri tracciano un quadro allarmante. Stando alla Relazione dell’Osservatorio per la prevenzione degli annegamenti del Ministero della Salute, in Italia si registrano ogni anno oltre 300 annegamenti fatali. Nel biennio 2024-2025, i decessi in acque interne hanno quasi eguagliato quelli avvenuti in mare (277 contro 281), con i soli laghi che rappresentano circa un terzo del totale, a fronte di un numero di bagnanti nettamente inferiore. Il motivo risiede nel fatto che fiumi e bacini lacustri, per quanto calmi in superficie, nascondono pericoli fisici e ambientali in grado di sopraffare anche i nuotatori più esperti.
Le insidie nascoste dell’acqua dolce
A differenza del mare, l’acqua dolce possiede una densità minore che rende il corpo umano meno galleggiante, costringendo chi nuota a un dispendio di energie notevolmente superiore. A questo si aggiunge la temperatura, spiccata nei laghi dove l’acqua può risultare fino a dieci gradi più fredda rispetto a quella marina.
Un tuffo repentino dopo un’esposizione prolungata al sole rischia di innescare il cosiddetto shock da acqua fredda. Come evidenziato dalla Società Italiana di Medicina Subacquea ed Iperbarica, l’impatto termico sulle terminazioni cutanee stimola il cervello provocando un doppio cortocircuito: sul piano cardiovascolare si crea un conflitto tra la costrizione dei vasi e l’alterazione del battito cardiaco, mentre sul piano respiratorio si attiva un respiro affannoso e incontrollabile. Quest’ultimo riduce drasticamente la capacità di trattenere il fiato e aumenta il rischio di inalare acqua in modo involontario. Non meno insidiosi sono i mulinelli, vortici a spirale che si generano dall’incontro di correnti opposte o dal vento che urta contro ostacoli del fondale, capaci di risucchiare rapidamente verso il basso chi si trova nel loro raggio d’azione.
Il rischio dei fiumi: correnti invisibili e sbalzi d’acqua
Nei fiumi e nei torrenti la dinamica cambia ulteriormente. La superficie apparentemente idilliaca nasconde sporgenze rocciose scivolose, buche improvvise nel fondale e una corrente sotterranea spaventosamente rapida. Esiste poi un fattore umano legato alla presenza di impianti idroelettrici: durante le fasi di regolazione delle centrali o nei periodi di maggiore produzione energetica, l’apertura delle paratie a monte può far salire il livello dell’acqua in pochissimi minuti e senza alcun preavviso, trasformando il letto di un torrente in una trappola. Inoltre, a differenza degli stabilimenti balneari marini, la stragrande maggioranza delle rive interne non è presidiata da bagnini.
Come comportarsi per evitare tragedie
Fare il bagno in sicurezza richiede prima di tutto il rispetto rigoroso dei divieti locali. Prima di immergersi è fondamentale bagnare gradualmente braccia, gambe e addome per abituare il corpo alla temperatura, evitando nel modo più assoluto di tuffarsi di colpo o subito dopo aver mangiato.
È bene non nuotare mai da soli e mantenere una sorveglianza costante sui bambini, che devono restare sempre a portata di mano da parte dell’adulto. Se durante la permanenza in acqua si avvertono segnali come freddo improvviso, vertigini o nausea, è necessario uscire immediatamente. Infine, va evitata la balneazione nei pressi di strutture artificiali come ponti e dighe, così come è vietato campeggiare nel letto di un fiume, anche se momentaneamente in secca. In presenza di un’emergenza occorre chiamare subito il 112: se si nota qualcuno in difficoltà, anziché tuffarsi rischiando la propria vita, è preferibile lanciare un salvagente o protendersi con un ramo per offrire un appiglio sicuro.