Fonte: 123rf

Questa camicia può "ingannare" l'intelligenza artificiale e farci sparire agli occhi dell'algoritmo

L'artista e designer Simon Weckert inventa un capo d'abbigliamento capace di rendere invisibili le persone agli occhi dei software di riconoscimento visivo

3 min di lettura

Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

Content Specialist

Ha conseguito un Master in Marketing Management e Google Digital Training su Marketing digitale. Si occupa della creazione di contenuti in ottica SEO e dello sviluppo di strategie marketing attraverso canali digitali.

In un’epoca dominata dalla sorveglianza di massa e dagli algoritmi di tracciamento ad alta precisione, l’artista e designer berlinese Simon Weckert ha ideato un progetto rivoluzionario per restituire privacy ai cittadini. Si tratta di una speciale camicia ad alto contrasto, progettata appositamente per mandare in cortocircuito i sistemi di intelligenza artificiale dedicati al riconoscimento delle immagini e alla rilevazione dei pedoni.

L’opera si inserisce nel filone del cosiddetto digital camouflage e mira a dimostrare le vulnerabilità intrinseche degli algoritmi che ogni giorno analizzano le immagini raccolte dalle telecamere di sicurezza nelle città di tutto il mondo.

Come funziona l’inganno visivo

Il segreto di questo capo d’abbigliamento che sembra provenire dalla fantascienza risiede nelle sue particolari stampe geometriche e cromatiche. I pattern complessi che sono stati impressi sul tessuto non sono semplici decorazioni con funzioni estetiche, ma si tratta di vere e proprie illusioni ottiche per macchine:

  • Attacco agli algoritmi YOLO: Il capo è stato testato con successo contro YOLO (You Only Look Once), uno dei software di rilevamento oggetti in tempo reale più diffusi e performanti al mondo.
  • Distorsione delle forme: Le trame geometriche sovvertono la percezione visiva dell’IA, impedendo all’algoritmo di identificare i tipici elementi anatomici umani (come spalle, busto e arti).
  • Effetto “invisibilità”: Chi indossa la camicia non viene riconosciuto come “persona” dal software, scomparendo di fatto dai monitor di tracciamento e venendo scambiato per un oggetto inerte o uno sfondo decorativo.

Chi è Simon Weckert: dai Google Maps “falsati” alla camicia anti-IA

Non è la prima volta che questo personaggio, Simon Weckert riesce a mettere a nudo i limiti delle infrastrutture digitali. L’artista era già diventato virale a livello internazionale per una celebre performance artistica in cui aveva provocato un falso ingorgo stradale su Google Maps semplicemente passeggiando per le vie della città di Berlino con un carretto pieno di ben 99 smartphone usati con il GPS attivo, costringendo l’algoritmo di Google a deviare il traffico reale.

Con questo nuovo progetto legato alla moda e all’algoritmo, Simon Weckert sposta l’attenzione dalla geolocalizzazione al tracciamento visivo biometrico, sollevando un tema di forte attualità.

LEGGI ANCHE: — Da 50 € a 300 € se ti iscrivi ai due siti web cinesi di abbigliamento: truffa o verità?

Tra arte, etica e il futuro della privacy

Ma la creazione della camicia “anti-IA” non intende essere solo un curioso accessorio di moda, piuttosto si configura come una vera e propria provocazione etica e politica. Attraverso il suo lavoro, l’artista pone quesiti fondamentali: fino a che punto possiamo fidarci degli automatismi dell’intelligenza artificiale per la gestione della sicurezza pubblica? E quali strumenti rimangono al singolo cittadino per proteggere il proprio diritto all’anonimato nei luoghi pubblici?

Mentre i giganti dell’industria del tech lavorano per aggiornare i propri modelli e renderli immuni a questi “attacchi avversari”, la ricerca sul camuffamento digitale dimostra che l’occhio digitale della macchina, per quanto avanzato, può ancora essere ingannato dalla creatività dell’essere umano. E dobbiamo compiacercene.

più popolari su facebook nelle ultime 24 ore

vedi tutti