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La Casa Bianca ha ammesso che l'IA è un'arma: questo modello di intelligenza artificiale può diventare una minaccia geopolitica

La Casa Bianca mette in guardia sul potere dell’IA: alcuni modelli potrebbero diventare strumenti di pressione globale.

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Giuseppe Guarino

Giuseppe Guarino

Giornalista

Ph(D) in Diritto Comparato e processi di integrazione e attivo nel campo della ricerca, in particolare sulla Storia contemporanea di America Latina e Spagna. Collabora con numerose testate ed è presidente dell'Associazione Culturale "La Biblioteca del Sannio".

L’intelligenza artificiale può essere molto di più di una questione di innovazione, lavoro o produttività. La Casa Bianca ha aperto un nuovo capitolo a riguardo: alcuni modelli avanzati possono ormai essere considerati tecnologie strategiche, quindi in grado di incidere sulla sicurezza nazionale e sugli equilibri globali.

La nuova linea degli Stati Uniti sull’intelligenza artificiale

Andiamo con ordine e partiamo dal principio. La Casa Bianca ha deciso di accelerare l’uso dell’intelligenza artificiale nei settori della sicurezza nazionale, dell’intelligence e delle applicazioni militari. Il nuovo indirizzo dell’amministrazione Trump punta a portare i sistemi di IA più avanzati nelle mani di chi opera nella difesa e nella protezione delle infrastrutture critiche, all’interno di una cornice di responsabilità: catena di comando chiara, controllo umano, tutela delle libertà civili e divieto di usi illegali come la sorveglianza non autorizzata.

Il punto politico è evidente: l’IA viene ormai trattata come una tecnologia strategica. Non basta più considerarla un software presente sul mercato. Alcuni modelli, infatti, potrebbero avere capacità tali da incidere sulla sicurezza informatica, sulla difesa e perfino sulla competizione tra potenze. Per questo Washington vuole costruire un rapporto più stretto con le aziende che sviluppano i sistemi più avanzati.

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I “frontier models” e il controllo prima del rilascio

Il nuovo Executive Order del presidente Trump prevede un framework volontario attraverso il quale gli sviluppatori potranno condividere con il governo federale alcuni modelli fino a 30 giorni prima del rilascio ad altri partner fidati. L’obiettivo è quello di permettere alle agenzie americane di valutare in anticipo eventuali capacità cyber sensibili, individuare vulnerabilità e preparare una risposta prima che strumenti troppo potenti diventino accessibili.

Il meccanismo ruota attorno ai cosiddetti “covered frontier models”, cioè modelli così avanzati da richiedere una valutazione specifica. La National Security Agency, insieme ad altri organismi federali, dovrà dunque contribuire a definire benchmark classificati per capire quando un modello oltrepassa una soglia critica. Non si tratta, almeno formalmente, di una licenza obbligatoria o di un’autorizzazione preventiva per tutte le IA, ma di un sistema di collaborazione tra industria e governo su tecnologie considerate ad alto rischio.

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Il caso del modello Mythos e la minaccia geopolitica dell’IA

Il caso che ha acceso il dibattito è quello legato ad Anthropic e al modello Mythos. A quanto pare, le sue capacità cyber avrebbero spinto Washington a guardare con maggiore cautela ai modelli di nuova generazione: sistemi in grado di individuare vulnerabilità sconosciute, accelerare la scoperta di falle nei software e, potenzialmente, automatizzare parti sempre più complesse di un attacco informatico.

Il problema non è solo tecnico, ma geopolitico. Se un modello può aiutare a scoprire vulnerabilità prima degli esseri umani, può rafforzare la difesa di ospedali, banche, reti energetiche e infrastrutture pubbliche. Ma nelle mani sbagliate potrebbe anche comprimere il tempo tra la scoperta di una falla e il suo sfruttamento offensivo.

Anthropic ha inoltre avvertito che l’IA sta già contribuendo allo sviluppo di altra IA: una quota molto ampia del codice integrato nei suoi sistemi sarebbe stata scritta da Claude. Il timore è che, in futuro, un sistema possa arrivare a progettare autonomamente il proprio successore. È qui che l’allarme diventa più profondo: non solo IA come arma informatica, ma IA come tecnologia in grado di accelerare sé stessa. Per la Casa Bianca, la sfida è iniziata: restare avanti nella corsa globale senza perdere il controllo dello strumento informatico attualmente più potente.

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