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Avena, acqua e un po' di succo di limone: perché questa bevanda spopola sui social?

Un mix semplicissimo sta invadendo i social network. Ecco perché tutti lo provano (e ne parlano).

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Stefania Cicirello

Stefania Cicirello

Content Specialist

Content writer, video editor e fotografa, ha conseguito un Master in Digital & Social Media Marketing. Scrive articoli in ottica SEO e realizza contenuti per social media, con focus su Costume & Società, Moda e Bellezza.

Basta aprire TikTok o Instagram per imbattersi, prima o poi, in un bicchiere torbido, beige chiaro, spesso accompagnato da una musica motivazionale e da una promessa implicita: sentirsi più leggeri, mangiare meno, “iniziare bene la giornata”. Gli ingredienti sono sempre gli stessi – avena, acqua e qualche goccia di succo di limone – ma il nome è ciò che cattura davvero l’attenzione. Sui social la chiamano Oatzempic, un soprannome che gioca apertamente con uno dei farmaci più discussi degli ultimi anni. Ed è proprio questo parallelismo, più che la ricetta in sé, ad aver trasformato una semplice bevanda casalinga in un fenomeno virale.

A colpire non è tanto l’originalità della miscela, quanto il modo in cui viene raccontata. Video brevi, testimonianze entusiaste, rituali mattutini mostrati come se fossero piccoli segreti da insider. L’idea è semplice: frullare fiocchi di avena con acqua, aggiungere limone (o lime) e bere il tutto a colazione o come spuntino, con l’obiettivo di arrivare ai pasti principali con meno fame. Una soluzione facile, economica e apparentemente “furba”, perfetta per il linguaggio dei social.

Un nome che… fa la differenza

Gran parte del successo dell’Oatzempic nasce proprio dal suo nome. L’assonanza col farmaco noto crea un’associazione immediata, anche se implicita. Non viene quasi mai detto apertamente che i due prodotti non sono paragonabili, ma il messaggio che passa è chiaro: questa bevanda sarebbe una sorta di alternativa naturale, innocua e alla portata di tutti. Ed è qui che il meccanismo social mostra tutta la sua potenza comunicativa.

Il termine funziona perché è familiare, riconoscibile, provocatorio quanto basta. È un esempio perfetto di come, online, il branding conti spesso più del contenuto. Una bevanda a base di avena non è una novità in sé, ma ribattezzarla in modo intelligente la trasforma in trend.

La ricetta? Variabile, come spesso accade online

Un altro aspetto curioso è che non esiste una versione “ufficiale” dell’Oatzempic. Le dosi cambiano da creator a creator: c’è chi usa mezza tazza di fiocchi, chi ne mette meno per rendere il tutto più liquido, chi aggiunge cannella, chi preferisce il lime al limone. Questa mancanza di standardizzazione è tipica dei trend nati sui social, dove l’importante non è la precisione, ma la replicabilità facile e l’effetto visivo.

La bevanda viene spesso presentata come un piccolo rito quotidiano: pochi ingredienti, un frullatore, qualche secondo di preparazione. Un gesto semplice che dà l’illusione di avere il controllo, di “fare qualcosa per sé”, senza cambiare davvero il resto delle abitudini.

Perché piace così tanto?

Al di là delle promesse più o meno esplicite, il successo dell’Oatzempic racconta molto del momento che stiamo vivendo. Da una parte c’è la fascinazione per tutto ciò che appare naturale e fai-da-te, dall’altra la voglia di scorciatoie, purché siano raccontate come sane e smart. Questa bevanda si colloca esattamente a metà strada: non è un integratore, non è un farmaco, non è nemmeno un vero pasto. È un simbolo.

Piace perché è semplice, poco costosa e facilmente condivisibile. Piace perché si inserisce nel filone delle “morning routine” e dei contenuti di auto-miglioramento. Piace, soprattutto, perché promette qualcosa senza dirlo troppo apertamente, lasciando che sia chi guarda il video a completare il significato.

Chi prova l’Oatzempic spesso racconta di sentirsi più sazio per qualche ora. Non è sorprendente: l’avena è ricca di fibre solubili, che tendono a gonfiarsi a contatto con i liquidi e a rallentare la digestione.  Gli esperti però sottolineano che non esistono studi scientifici dedicati a questa specifica bevanda e che eventuali effetti percepiti sono difficili da isolare dal contesto generale: cosa si mangia nel resto della giornata, quanto ci si muove, quali abitudini si hanno. Inoltre, bere solo avena e acqua non equivale certo a un pasto equilibrato, anche se sui social viene spesso presentato come tale.

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