Da alcuni mesi due celebri isole spagnole sono andate a finire nel mirino di alcune importanti guide turistiche in lingua inglese. Una decisione che ha sorpreso molti viaggiatori, soprattutto perché riguarda alcune mete che sono tra le più amate del turismo europeo. Dietro questa segnalazione non c’è però un semplice giudizio sulle destinazioni in questione, quanto piuttosto una questione più ampia che coinvolge ambiente, economia locale e il rapporto tra residenti e turismo di massa. Ma quali sono queste due isole? E perché mai c’è questo “allarme turismo”?
- Perché alcune isole spagnole sono finite nella “No List” delle guide turistiche
- Il motivo: le proteste contro il turismo di massa nelle Canarie
- Inquinamento e pressione ambientale sulle spiagge: perché Tenerife e Lanzarate sono finite nella “no list”
Perché alcune isole spagnole sono finite nella “No List” delle guide turistiche
Andiamo con ordine e partiamo dal principio. Ad inserire due isole della Spagna in una speciale lista di allerta è stata Fodor’s, una delle più note case editrici di guide turistiche in lingua inglese. La segnalazione riguarda in particolare le Canarie, con località come Tenerife e Lanzarote citate tra le destinazioni che stanno affrontando una forte pressione turistica.
La “No List” non è un invito al boicottaggio, ma un modo per attirare l’attenzione su luoghi in cui il turismo rischia di diventare insostenibile per il territorio e per le comunità locali. Praticamente, si sconsiglia di scegliere questi due paradisi terrestri come mete per i propri viaggi.
Il motivo: le proteste contro il turismo di massa nelle Canarie
Il motivo è presto detto. Negli ultimi due anni diversi moti di protesta hanno attraversato le isole Canarie. Residenti e associazioni locali sono scesi in piazza per denunciare gli effetti dell’overtourism, cioè l’eccesso di visitatori rispetto alla capacità del territorio.
Solo nei primi sei mesi del 2025 l’arcipelago ha registrato oltre 7,8 milioni di turisti e più di 27 milioni di passeggeri negli aeroporti. Un afflusso enorme che, secondo molti abitanti, sta facendo aumentare il costo delle case, con effetti devastanti sull’economia locale e mettendo a rischio l’identità culturale delle isole.
Secondo gruppi ambientalisti e diverse associazioni locali, il timore è che il modello turistico attuale finisca per compromettere la vita quotidiana delle comunità residenti, trasformando intere città in destinazioni pensate quasi esclusivamente per i visitatori.
Inquinamento e pressione ambientale sulle spiagge: perché Tenerife e Lanzarate sono finite nella “no list”
Accanto al tema sociale c’è anche una questione ambientale sempre più discussa. Alcuni rapporti citati dalle guide turistiche parlano infatti di problemi legati all’inquinamento delle acque e alla gestione dei rifiuti. In particolare, ogni giorno nelle acque intorno alle isole verrebbero scaricate quantità di acque reflue equivalenti a decine di piscine olimpioniche, con il rischio di contaminare le spiagge e danneggiare gli ecosistemi marini.
Proprio per questo la segnalazione nelle guide turistiche vuole essere, secondo gli autori, una sorta di avvertimento simbolico: non un divieto di viaggio, ma un invito a rallentare il flusso turistico e a riflettere su modelli di turismo più sostenibili. L’idea è quella di concedere a queste destinazioni il tempo necessario per riequilibrare il rapporto tra sviluppo turistico, tutela ambientale e qualità della vita dei residenti.
In altre parole, il messaggio non è che queste isole non meritino di essere visitate, ma che il loro straordinario successo turistico ha raggiunto un punto in cui servono nuove regole e maggiore attenzione alla sostenibilità.