Fonte: ANSA

Quanto guadagnano i tennisti? Secondo Sinner prendono troppo poco. Ecco il loro compenso a partita

Quanto vale una partita di tennis? La risposta cambia da torneo a torneo, ma per Sinner il sistema va rivisto. Quanto guadagnano i tennisti?

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

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Quanto guadagnano i tennisti? La domanda sembra essere di quelle che meritano una risposta semplice e breve, ma dietro i montepremi dei grandi tornei si nasconde una realtà molto più complessa. Secondo Jannik Sinner, i giocatori guadagnano troppo poco rispetto ai ricavi generati dal tennis mondiale. O almeno così sembra che abbia detto. Anche perché il tema è complesso e non riguarda solo i campioni più famosi, ma anche chi vive ai margini dell’élite e deve sostenere costi altissimi per rimanere competitivo.

Sinner e la protesta dei campioni: “Senza giocatori il torneo non esiste”

Andiamo con ordine e partiamo dal principio. Jannik Sinner è entrato nel dibattito sui compensi dei tennisti durante gli Internazionali d’Italia, schierandosi con chi chiede una revisione del rapporto tra ricavi dei tornei e premi destinati agli atleti.

Il punto non è soltanto quanto incassa un giocatore quando supera un turno o arriva in finale, ma quale quota dei grandi introiti generati dagli Slam finisca davvero nelle tasche di chi scende in campo.

Il ragionamento di Sinner è diretto: senza i giocatori, lo spettacolo non esiste. Eppure, secondo molti tennisti, la loro parte resta troppo bassa rispetto al peso economico di eventi come Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e Us Open. La protesta è stata rilanciata anche da Aryna Sabalenka e Coco Gauff, che hanno evocato perfino l’ipotesi di un boicottaggio, per ora non come scelta immediata ma come segnale politico.

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Quanto guadagnano davvero i tennisti a partita

Il montepremi dei tornei più ricchi continua a crescere, ma questo non basta a chi contesta il sistema. Il Roland Garros 2026, ad esempio, ha annunciato un aumento del 9,5%, arrivando a 61,7 milioni di euro complessivi, con 2,8 milioni destinati ai vincitori del singolare maschile e femminile.

Numeri enormi, certo, ma la polemica nasce dalla percentuale dei ricavi complessivi distribuita ai giocatori: secondo le stime riportate, la quota destinata ai premi del Roland Garros scenderebbe dal 15,5% del 2024 al 14,9% previsto per il 2026. I tennisti chiedono invece di avvicinarsi al 22%, soglia ritenuta più coerente con quella dei grandi tornei combinati Atp e Wta.

In pratica, il compenso a partita dipende dal turno raggiunto: chi vince molto incassa cifre importanti, mentre chi esce presto può trovarsi con premi insufficienti a coprire costi di viaggio, staff, allenatori, fisioterapia, preparazione e tasse.

Il nodo dei giocatori lontani dai vertici

Il vero problema emerge sotto la superficie dorata dei top player. Una ricerca accademica pubblicata nel 2025 colloca il punto di pareggio economico del tennis professionistico intorno alla posizione numero 150 del ranking: sotto quella soglia, vivere solo di tennis può diventare complicato.

La stessa ricerca sostiene che appena il 32-34% dei migliori junior analizzati riesca a chiudere la carriera con un saldo positivo. È il lato meno glamour del circuito: tornei continui, trasferte costose, infortuni, preparatori da pagare e nessuna garanzia di entrata stabile. Secondo Reuters, un giocatore vicino alla top 100, dopo tasse, coaching e spese inevitabili, chiude un anno con un saldo di appena 25mila dollari netti. Anche per questo l’Atp ha introdotto dal 2024 il programma Baseline, una sorta di reddito minimo per i primi 250 giocatori: nel 2025 le soglie sono 300mila dollari per i top 100, 200mila per chi è tra 101 e 175, e 100mila per chi occupa le posizioni 176-250.

La questione, dunque, non è solo economica ma anche politica.

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