Alexa ascolta, risponde e (presto) converserà con noi

In principio furono i pc, poi notebook, tablet e smartphone. Ora siamo in piena rivoluzione vocale. E il futuro prossimo ci riserverà altre sorprese

Ho una domanda che non è per tutti: prima di Internet, dove si radunava la famiglia? Vedo che qualcuno si ricorda vagamente la Tv. E prima della Tv? Ve lo dico io, attorno alla radio. Letteralmente, le persone spostavano le sedie in cucina e si radunavano ad ascoltare la radio.

Secondo Erich Schmidt (CEO di Google fino al 2011), in due giorni produciamo l’equivalente di tutti i contenuti prodotti dall’alba dei tempi al 2003. Ogni due giorni. Va da sé che non basta una vita a consumare tutti questi contenuti, e possiamo scegliere qualsiasi centro di intrattenimento, non solo gli onnipresenti tablet e telefoni, ma anche il pc connesso a un proiettore, a un super schermo piatto con immagini di una definizione superiore al reale, mondi 3D, realtà virtuale. Poi arriva Amazon. E presenta un piccolo dispositivo chiamato Echo che però ha fatto riscoprire il potere di radunare tutta la famiglia attorno a un nuovo centro di interesse comune. Un piccolo dispositivo che fa una cosa sola. Parla.

O meglio, ascolta, e risponde. Ma non è tanto l’oggetto in sé che comunque, forse per contrasto, quanto è poco appariscente tanto è interessante, ma la magia della voce prodotta, quella di un fantastico personaggio che Amazon ha voluto chiamare Alexa. A differenza di altri assistenti intelligenti (e me ne vengono in mente almeno altri 4) Alexa si è fatta strada nel cuore degli italiani (e non solo), delle loro famiglie e del linguaggio comune. Non esiste infatti più Amazon Echo, esiste solo Alexa e questo è una naturale evoluzione di quello che la tecnologia ha in serbo per noi nel prossimo, non lontano, futuro.

Fa tutto parte di un processo di smaterializzazione. Siamo partiti da dei “cassoni” chiamati personal computer; poi abbiamo fatto sparire il cassone e siamo passati ai notebook, sempre più piccoli; poi, ancora, abbiamo fatto sparire la tastiera e siamo arrivati ai tablet; e ora abbiamo fatto sparire lo schermo e ci è rimasta la voce. Per questo motivo questi piccoli smart speaker hanno le ore contate, presto spariranno in una nuvoletta rosa.

Il nuovo nome per la tecnologia che verrà c’è già, si chiama tecnologia ambientale. Alexa non ha bisogno di schermi o altoparlanti suoi, può abitare in qualsiasi dispositivo dotato di audio, o altri dispositivi che possono integrare l’audio, scelti per risultare invisibili, come lampadine, interruttori, citofoni, ecc. E già vediamo che Alexa sta invadendo tutti gli spazi di interazione con la voce: non solo telefonini, ma anche televisori, automobili, cuffie e (ebbene sì) qualche dispositivo specifico ancora dotato di schermo. Questo ultimo punto, più che un estremo fronte di resistenza alla smaterializzazione, rappresenta quella che è la difficoltà di creare dei contenuti e dei servizi che non abbiano bisogno di un schermo per essere usati. Tenuto conto che Alexa nel suo store a oggi conta qualcosa come 80.000 applicazioni, pare che non sia così difficile trovare qualcosa di cui parlare ma spesso le conversazioni casuali vertono tutte su argomenti da “ascensore”.

Non a caso, già dalla fine dello scorso anno, alcune società tra cui la National Public Radio (NPR) americana hanno stilato una classifica degli argomenti di conversazione con gli smart speaker (non solo Alexa) più gettonati. Al primo posto? Musica e radio (beh, prima di smart sono speaker). Al secondo? Consultazione, poi meteo, sveglie notizie e programmi di intrattenimento.

E se avete bambini piccoli: filastrocche, indovinelli, ma anche qualche veloce ricerca nozionistica non mancano. L’utilità di Alexa come baby sitter è sicuramente nota a tutti i suoi possessori (di Alexa e bambini). Avete presente i bimbi piccoli alle prese con i tablet, per loro è naturale usare le dita… al punto che messi davanti alla tv cercano di interagire pigiando sullo schermo. Tra qualche anno vedremo la stessa cosa con gli assistenti vocali, fino a poco tempo fa parlare con il computer era una cosa normale, la cosa eccezionale o il problema era se rispondeva; ora invece ci si aspetta che risponda.

Diversi editori si sono resi conto del potenziale di questa rivoluzione vocale. Ma il problema è che gran parte dei contenuti e dei servizi pre esistenti – a parte chi ha già molti contenuti creati, per esempio, per la radio – non è adatta a essere fruita tramite smart speaker. La concentrazione verso nuove forme di contenuto è indice di una spinta verso la ricerca di una formula originale per sfruttare al massimo quella che è ancora una potenzialità per gran parte inespressa. Così il New York Times ha pubblicato dei quiz sulle notizie del giorno, BBC lezioni di ballo interattive per bambini, ABC e la radio Svedese anche loro contenuti per bambini…

E in Italia, editori di ogni estrazione si cimentano con progetti analoghi. Così troviamo Clementoni con la skill Clemquiz, più adatta ai bambini, e l’onnipresente Trivial Pursuit in versione famiglia. C’è anche Italiaonline che ha creato due skill (cioè applicazioni per Alexa) corredate di audio, video e testi, con contenuti adatti ai grandi e ai più piccoli. Con Virgilio grandi e piccoli perché, versione normale e versione Kids, Italiaonline abbraccia questo filone sperimentale, puntando su contenuti originali, interessanti e studiati appositamente per le nuove “intelligenze artificiali da salotto”.

La prossima frontiera sarà scoprire come Alexa e le altre intelligenze artificiali riusciranno a interagire con noi e con i contenuti che ci propongono. Se vi viene in mente il film Blade Runner e la scena dell’ingranditore, questo è un esempio calzante. La next generation di intelligenze artificiali non sapranno solo ascoltare e rispondere a qualsiasi domanda, ma riusciranno anche a capire cosa intendiamo, senza chiederci troppe spiegazioni. Non accadrà presto, nemmeno tra vent’anni, dovremo attendere fiduciosi ancora per un po’, tenuto conto che al momento non ci riusciamo nemmeno noi.

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