Altro che climate change, ecco cosa succedeva nel 536

Un ‘annus horribilis’ per l’Europa (e non solo) che per un decennio fu alle prese con un clima gelido.

25 Novembre 2021
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Il cambiamento climatico sta impattando sempre di più sulle nostre vite e sull’ambiente che ci circonda. L’aumento delle temperature, infatti, modifica gli habitat e mette a rischio anche la sopravvivenza delle specie. Ma se oggi siamo chiamati ad agire per arginare il surriscaldamento, la storia ci segnala un ‘annus horribilis’ soprattutto per Europa e Asia. Era il 536 quando nei due continenti non ci fu estate e le temperature rigidissime durarono quasi dieci anni.

Secondo le testimonianze che leggiamo oggi, i nostri avi, allora, non poterono godere del Sole che rimase oscurato da una fitta nebbia. Neppure la stagione estiva si affacciò per regalare un po’ di tepore dando vita a fenomeni inediti. Per esempio, in Cina nevicò durante l’estate danneggiando fortemente le coltivazioni e lasciando senza cibo milioni di persone.

Una situazione analoga coinvolse l’Europa, investita da un’ondata di freddo che fece scarseggiare il grano e portò, di conseguenza, a una carestia. Fu in queste condizioni, quindi, che nel 541 la peste serpeggiò nel Medio Oriente mietendo le sue vittime: morirono più di 25 milioni di persone.

Le ragioni di quel raffreddamento anomalo sono state per molto tempo un mistero e ora un studio su ‘Antiquity’ cerca di fare un po’ di luce. Nella ricerca trova conferma l’ipotesi secondo la quale a causare quel decennio gelido fu una serie di eruzioni vulcaniche. Questi fenomeni, infatti, rilasciarono nell’atmosfera polveri e altri materiali che si accumularono oscurando il sole e facendo precipitare le temperature.

Gli ultimi studi, in particolare, confermano quanto ipotizzato qualche anno addietro grazie alle analisi di nuovi campioni di ghiaccio. Dai ghiacciai sulle cime del Monte Rosa, al confine tra Italia e Svizzera, gli esperti hanno potuto ripercorrere oltre duemila anni di evoluzione climatica nel vecchio continente. E isolando le porzioni del periodo storico di interesse, i ricercatori hanno individuato grandi concentrazioni di particelle vulcaniche provenienti con buona probabilità dall’Islanda.

Fu, in sostanza, un’enorme eruzione islandese a produrre gas e polveri che si diffusero in tutta Europa portando a un crollo termico pluriennale.

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