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Bustine di zucchero, maionese e kit beauty: ecco cosa potrebbe diventare presto "fuorilegge"

Non sparirà tutto subito, ma il calendario Ue mette nel mirino molte confezioni monouso ancora diffusissime.

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

Content Specialist

Ha conseguito un Master in Marketing Management e Google Digital Training su Marketing digitale. Si occupa della creazione di contenuti in ottica SEO e dello sviluppo di strategie marketing attraverso canali digitali.

Bustine di zucchero al bar, mini confezioni di maionese nei fast food, flaconcini di shampoo negli hotel e piccoli contenitori monouso: oggetti quotidiani, spesso usati per pochi secondi, potrebbero diventare sempre più rari nei prossimi anni. Il motivo è il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi e sui rifiuti da imballaggio, pensato per ridurre la quantità di plastica e materiali difficili da riciclare che finiscono ogni giorno nella spazzatura.

Le nuove regole europee su plastica e monouso

Attenzione: non si tratta di un divieto immediato per i consumatori, né di una stretta che farà sparire tutto da un giorno all’altro. Le nuove regole procederanno per tappe e coinvolgeranno soprattutto produttori, aziende, bar, ristoranti, hotel e attività del settore alimentare. Per chi compra un caffè o dorme in albergo, però, il cambiamento potrebbe diventare molto visibile.

La prima data da tenere d’occhio è il 12 agosto 2026. Da quel momento iniziano ad applicarsi alcune misure del regolamento, tra cui i limiti alla presenza di Pfas negli imballaggi a contatto con gli alimenti e nuovi obblighi informativi per rendere più tracciabili i produttori. I Pfas sono sostanze usate in alcuni materiali per resistere a grassi e liquidi, ma al centro da anni di forti preoccupazioni ambientali e sanitarie.

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Cosa cambia dal 2030 e cosa non potremo più usare

La svolta più evidente arriverà dal 2030, quando sarà vietata l’immissione sul mercato di alcune confezioni monouso in plastica. Nel mirino ci sono, tra le altre, le bustine di ketchup, maionese, salse, zucchero e crema per il caffè servite nel settore della ristorazione. In pratica, quelle piccole confezioni che oggi troviamo in bar, mense, ristoranti, hotel e servizi di catering dovranno lasciare spazio ad alternative più sostenibili.

Il divieto riguarderà anche i mini prodotti da bagno negli alberghi, come flaconcini di shampoo, balsamo, crema corpo e detergenti sotto una certa dimensione. Stesso discorso per alcuni imballaggi in plastica usati per frutta e verdura fresca preconfezionata sotto 1,5 chili e per contenitori destinati a cibi e bevande consumati direttamente nei locali.

Perché l’Ue interviene sul monouso e come il cambiamento impatterà sulla nostra spesa

L’obiettivo è ridurre i rifiuti da imballaggio, aumentare il riciclo e rendere più semplice la raccolta differenziata. Dal 2028 è previsto anche un sistema comune di etichettatura, pensato per aiutare i cittadini a capire dove buttare correttamente le confezioni.

I target fissati dall’Unione europea sono progressivi: riduzione dei rifiuti da imballaggio del 5% entro il 2030, del 10% entro il 2035 e del 15% entro il 2040 rispetto ai livelli del 2018. Inoltre, gli imballaggi dovranno diventare sempre più riciclabili, con criteri più severi negli anni successivi.

Per noi consumatori, il cambiamento potrebbe tradursi nell’acquisto sempre più ottimizzato di dispenser ricaricabili, contenitori riutilizzabili, confezioni più grandi o materiali alternativi alla plastica. Alcune microimprese potranno beneficiare di deroghe, soprattutto quando non esistono alternative praticabili. La direzione, però, è chiara: il monouso più superfluo è destinato a scomparire, o comunque perdere una grande fetta dello spazio conquistato in strutture e supermercati negli ultimi decenni.

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