Fonte: 123rf.com

Addio alle bustine di ketchup e maionese: cosa cambia nei ristoranti italiani

Con il nuovo regolamento Ue sugli imballaggi parte una rivoluzione graduale che entro il 2030 eliminerà molte confezioni monodose in plastica. Ecco cosa cambierà per aziende e consumatori

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

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Dal 12 agosto 2026 le bustine monouso di ketchup, maionese e altri condimenti inizieranno lentamente a scomparire dai bar e dai ristoranti europei. In quella data diventerà pienamente applicabile in tutti gli Stati membri il nuovo Regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (Ppwr), entrato in vigore a febbraio 2025, che segna una svolta nelle politiche ambientali dell’Unione europea.

Non si tratta di un cambiamento improvviso, ma dell’avvio di un processo graduale che porterà, entro il 2030, al divieto di molti imballaggi monodose in plastica, considerati tra i più difficili da riciclare e maggiormente dispersi nell’ambiente.

Dal 12 agosto 2026 il regolamento diventa operativo

La data cerchiata in rosso sul calendario è quella del 12 agosto 2026. Da quel momento il Regolamento Ue 2025/40 smetterà di essere solo un quadro normativo e diventerà pienamente operativo per le aziende. Scatteranno i primi obblighi concreti, a partire dal divieto di immettere sul mercato imballaggi alimentari contenenti Pfas (sostanze perfluoroalchiliche) oltre le nuove soglie stabilite.

I Pfas, utilizzati per rendere i materiali impermeabili a grassi e liquidi, sono molto diffusi nelle carte oleate e nelle plastiche delle bustine. Da agosto 2026, un imballaggio che li contenga oltre i limiti sarà illegale. In pratica, le bustine non spariranno da un giorno all’altro, ma dovranno essere realizzate con materiali chimicamente diversi, più sicuri ma anche più costosi.

Etichette più chiare e nuove regole per il riciclo

Il regolamento introduce anche obblighi più stringenti sull’etichettatura. Tutti gli imballaggi dovranno riportare indicazioni chiare e armonizzate a livello europeo su come smaltirli correttamente. Una bustina priva delle nuove etichette standardizzate non potrà più essere venduta.

Per le aziende, agosto 2026 rappresenta uno spartiacque anche dal punto di vista industriale: è il momento in cui smette di avere senso investire in macchinari per il confezionamento monodose in plastica. Se una linea produttiva si rompe, difficilmente verrà sostituita. Il motivo è semplice: dal 2030 quei formati saranno vietati. È l’inizio di un vero e proprio disinvestimento programmato.

Il calendario dei divieti: cosa succede dal 2030

La svolta più visibile per i consumatori arriverà il 1° gennaio 2030. L’articolo 25 del regolamento prevede il divieto di immettere sul mercato imballaggi di plastica monouso per:

  • condimenti, salse, zucchero e crema per il caffè nel settore Horeca (hotel, ristoranti e catering);
  • piccoli prodotti cosmetici e da bagno negli alberghi, come i flaconcini di shampoo sotto i 50 ml;
  • imballaggi in plastica per frutta e verdura fresca sotto 1,5 kg.

L’obiettivo dell’Unione europea è ridurre i rifiuti di imballaggio del 5% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2018, per arrivare a un -15% entro il 2040. Le bustine monodose sono tra i principali bersagli di questa strategia.

Le alternative: riutilizzo, dispenser e ricariche

Cosa troveremo al posto delle bustine? Il regolamento punta su riutilizzo e sistemi di ricarica. Nei ristoranti torneranno protagonisti i dispenser ricaricabili o contenitori realizzati in materiali alternativi alla plastica, come la carta riciclabile.

Un’altra scadenza chiave è il 12 febbraio 2028: entro quella data, gli operatori Horeca dovranno offrire ai clienti la possibilità di acquistare cibi e bevande da asporto in contenitori riutilizzabili, anche portati da casa, senza costi aggiuntivi o addirittura a un prezzo inferiore.

Quattro anni per adeguarsi, poi le sanzioni

Le aziende hanno davanti a sé quattro anni per ripensare materiali, formati e modelli di servizio. Chi non rispetterà le nuove regole rischierà sanzioni severe, fino all’impossibilità di vendere i propri prodotti nel mercato unico europeo.

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