Pagamento dello stipendio in ritardo: quando hai diritto a un risarcimento economico

Stipendio in ritardo: quando il datore di lavoro è inadempiente e quali sono i tuoi diritti. Non è un favore: è un obbligo previsto dalla legge

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

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Stipendio in ritardo? Se è una situazione che vivi, hai vissuto o temi di poter vivere allora leggi il nostro articolo dedicato a questo tema. Capita spesso di sentire frasi come: Lo stipendio arriva con qualche giorno di ritardo. Che sarà mai.” Con il tempo, molti lavoratori finiscono per considerare normali ritardi che, in realtà, non dovrebbero esserlo.

La retribuzione non rappresenta una concessione del datore di lavoro, ma un preciso obbligo contrattuale. Il pagamento dello stipendio deve avvenire nei tempi stabiliti dal contratto individuale di lavoro, dal contratto collettivo nazionale (CCNL) applicato oppure dalle consuetudini aziendali, se conformi alla normativa.

Cosa succede se lo stipendio viene pagato in ritardo?

Quando il datore di lavoro non rispetta la data prevista per il pagamento della retribuzione, si trova in una situazione di inadempimento.

Dal giorno successivo alla scadenza possono maturare gli interessi di mora sulle somme dovute, senza che il lavoratore debba dimostrare di aver subito un danno specifico. In determinate circostanze, può inoltre essere richiesto anche il risarcimento degli eventuali ulteriori danni causati dal ritardo, purché siano adeguatamente provati.

Un ritardo occasionale di pochi giorni può avere un impatto limitato, ma quando i pagamenti tardivi diventano abituali il problema assume un rilievo molto più serio.

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Quando i ritardi diventano gravi e sistematici

Se il pagamento dello stipendio avviene costantemente in ritardo o addirittura viene omesso per uno o più mesi, il comportamento del datore di lavoro può integrare un grave inadempimento degli obblighi contrattuali.

In queste situazioni il lavoratore non è obbligato a sopportare indefinitamente i ritardi. La continuità e la gravità dell’inadempimento possono infatti giustificare iniziative legali per ottenere il pagamento delle somme dovute e la tutela dei propri diritti.

È possibile dimettersi per giusta causa?

Sì. Nei casi più gravi, il mancato pagamento o il reiterato ritardo nella corresponsione dello stipendio può costituire una giusta causa di dimissioni.

Le dimissioni per giusta causa consentono al lavoratore di interrompere immediatamente il rapporto di lavoro, senza obbligo di preavviso, perché la prosecuzione del rapporto è diventata oggettivamente insostenibile.

In presenza dei requisiti previsti dalla normativa, il lavoratore può inoltre conservare il diritto alla NASpI, l’indennità di disoccupazione riconosciuta dall’INPS ai lavoratori che perdono involontariamente l’occupazione.

Perché è importante non sottovalutare il problema

Lo stipendio serve a sostenere le spese quotidiane: affitto, mutuo, bollette, finanziamenti e tutte le altre esigenze della vita di ogni giorno.

Quando la retribuzione arriva in ritardo, non è soltanto una questione amministrativa. È una situazione che può mettere in difficoltà il lavoratore e la sua famiglia, compromettendo l’equilibrio economico personale.

Per questo motivo la legge tutela il diritto a ricevere la retribuzione nei tempi previsti e mette a disposizione strumenti per reagire agli inadempimenti del datore di lavoro.

Accettare un ritardo occasionale può essere una scelta personale. Accettare ritardi continui, invece, non significa che siano legittimi. Lo stipendio deve essere pagato nei termini previsti.

 

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