Aumento di stipendio in busta paga con questi bonus: come averli

I soldi non bastano mai, specie in tempi come questi. Ebbene, la busta paga potrebbe essere più "pesante" del solito a partire da ottobre 2023

18 Settembre 2023
Stefania Cicirello

Stefania Cicirello

Content Specialist

Content writer, video editor e fotografa, ha conseguito un Master in Digital & Social Media Marketing. Scrive articoli in ottica SEO e realizza contenuti per social media, con focus su Costume & Società, Moda e Bellezza.

Il mese di ottobre 2023 porterà una piacevole sorpresa per i lavoratori dipendenti italiani, con un aumento significativo nei loro stipendi che potrebbe raggiungere fino a 150 € al mese. Questo incremento è il risultato del taglio del cuneo fiscale, una misura deliberata dal governo per contrastare l’erosione del potere d’acquisto causata dall’inflazione. Il provvedimento è stato introdotto nel 2022 e sembra che verrà prorogato anche per il 2024, portando benefici tangibili ai lavoratori.

Aumento in busta paga, di che cifre parliamo

L’Inps, nell’ambito del suo 22esimo rapporto annuale, ha presentato questa simulazione che promette di aumentare gli stipendi dei lavoratori dipendenti. La misura chiave è l’esenzione dalla quota contributiva a carico del lavoratore, che è stata aumentata al 7% per le retribuzioni che non superano i 1.923 € mensili e al 6% per coloro che guadagnano fino a 35.000 € all’anno. Questo taglio del cuneo fiscale dovrebbe portare a un aumento dell’imponibile fiscale mensile di circa 100 euro nel mese di ottobre 2023.

Aumento in busta paga a ottobre: a chi spetta?

La notizia più sorprendente è che circa il 25% dei lavoratori potrebbe beneficiare di importi superiori ai 125 € mensili, e in alcuni casi persino superare i 150 €. Per i lavoratori full-time e quelli che lavorano per l’intero mese, l’ammontare medio dell’esenzione si aggira intorno ai 123 €. Questi importi sono decisamente significativi, soprattutto considerando che la retribuzione media mensile lorda si attesta intorno ai 1.500 €.

Con l’aumento in busta paga aumentano però anche le tasse

Tuttavia, c’è una criticità che il governo dovrà affrontare. Il taglio del cuneo fiscale e l’aumento dell’imponibile fiscale porteranno a un incremento dell’Irpef, quindi i lavoratori dovranno affrontare una maggiore tassazione. Questo potrebbe rappresentare un ostacolo per alcuni, e il governo dovrà valutare soluzioni per mitigare questo aumento delle tasse.

Il rapporto dell’Inps evidenzia anche altre interessanti tendenze. Ad esempio, i lavoratori nel settore pubblico godono di stipendi mediamente più alti, con un aumento annuale di circa 10.000 euro rispetto ai loro colleghi del settore privato. Tuttavia, questa differenza è principalmente attribuibile al fatto che i lavoratori pubblici svolgono mediamente più settimane di lavoro all’anno, garantendo una maggiore stabilità occupazionale.

Inoltre, nel settore pubblico, il divario di genere in termini di reddito annuo è molto meno evidente rispetto al settore privato. Mentre nel settore privato le donne subiscono una penalizzazione del 6,9% in termini di reddito annuo rispetto agli uomini, nel settore pubblico questa differenza si riduce notevolmente all’1,9%. Questo suggerisce che il settore pubblico offre un ambiente di lavoro più equo in termini di retribuzione tra i generi.

L’aumento degli stipendi dei lavoratori dipendenti previsto per ottobre 2023 è una notizia positiva che porterà un sollievo benvenuto in un momento in cui l’inflazione ha messo sotto pressione il potere d’acquisto delle famiglie. Tuttavia, il governo dovrà affrontare la sfida di bilanciare questo aumento con un potenziale aumento delle tasse. Nel frattempo, il settore pubblico continua a offrire stipendi più elevati e un ambiente di lavoro più equo dal punto di vista di genere rispetto al settore privato.

Come avere i bonus

A chi non fa comodo un aumento di stipendio? Si sa che i soldi non bastano mai, specie in tempi come questi. Ebbene, la propria busta paga potrebbe essere più “pesante” del solito grazie a dei bonus. Vediamo quali e come ottenerli. Intanto bisogna dire che spetta al datore di lavoro decidere se e quando appilcare questi bonus.

Iniziamo dai fringe benefit: sono uno strumento a cui le aziende in genere ricorrono per riconoscere un’agevolazione al dipendente senza però attribuire un compenso monetario che avrebbe lo svantaggio di aumentare il carico contributivo e fiscale. Nel concreto che cosa sono i fringe benefit? Sono compensi in forma non monetaria che consistono nella messa a disposizione di beni e servizi a favore dei lavoratori. Rientrano in questa categoria l’auto aziendale, il cellulare, la possibilità di richiedere un prestito agevolato, ma anche le borse di studio per i figli dei dipendenti. Questi benefit sono esclusi dalla formazione del reddito del lavoratore solamente se inferiori a 258,23 euro l’anno. Ciò perché nel 2023 è tornato il limite originario dopo che nello scorso periodo d’imposta era stato portato a 3.000 euro.

Diverso il discorso per i premi di risultato (o premi di produttività), che hanno invece natura pecuniaria. È una retribuzione aggiuntiva riconosciuta ai dipendenti al raggiungimento di determinati risultati. In alcuni casi i premi di risultato sono facoltativi, mentre in altri obbligatori perché disciplinati direttamente dal contratto e legati al raggiungimento di determinati obiettivi.

Nel 2023 i premi di risultato hanno godono di una tassazione agevolata: la legge di Bilancio 2023, infatti, ha stabilito che ai premi di produttività erogati nel periodo d’imposta 2023 si applica un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali regionali e comunali con aliquota del 5%, e non del 10% come avviene solitamente.

Infine il bonus benzina, strumento con cui i datori di lavoro possono rimborsare le spese documentate sostenute dai dipendenti per l’acquisto di carburante. Questo bonus, introdotto già nel 2022, non concorre alla formazione del reddito del lavoratore se non supera i 200 euro l’anno. Tale agevolazione però agisce solamente in ambito fiscale: sul bonus benzina si pagano comunque i contributi. Ecco perché non è conveniente come lo scorso anno e presumibilmente saranno sempre di meno i datori di lavoro che ne faranno uso.

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