Se le strisce blu sono sbiadite e non si vedono, sei obbligato a pagare?

Non basta dire che le linee non si vedevano: ecco cosa conta in caso di parcheggio a pagamento

Pubblicato:

Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

Content Specialist

Ha conseguito un Master in Marketing Management e Google Digital Training su Marketing digitale. Si occupa della creazione di contenuti in ottica SEO e dello sviluppo di strategie marketing attraverso canali digitali.

Parcheggiare sulle strisce blu significa, di norma, pagare la sosta. Ma cosa succede se le linee sull’asfalto sono così sbiadite da non vedersi quasi più? È una domanda tutt’altro che banale, perché in molte città la segnaletica orizzontale si consuma con il tempo, tra traffico, pioggia, lavori stradali e manutenzione non sempre puntuale.

La regola generale è che le aree di sosta a pagamento devono essere riconoscibili. Le strisce blu servono proprio a indicare che quello spazio non è libero, ma soggetto a tariffa. Se però la segnaletica è cancellata, confusa o poco visibile, l’automobilista può avere difficoltà a capire se si trovi davvero in un’area a pagamento.

Attenzione: non basta una linea consumata per rendere nulla la multa

Attenzione, però: non ogni striscia scolorita rende automaticamente gratuito il parcheggio. Conta il contesto. Se nelle vicinanze ci sono cartelli verticali chiari, parchimetri funzionanti e altri stalli ben visibili, sostenere di non aver capito che la sosta era a pagamento può diventare più difficile.

Diverso è il caso in cui le strisce siano praticamente invisibili e manchi anche una segnaletica verticale chiara e comprensibile. In una situazione del genere, una multa potrebbe essere contestata, perché il conducente deve poter riconoscere con ragionevole certezza le regole della sosta in quell’area.

LEGGI ANCHE: La sbarra del casello non si alza e fai retromarcia? Rischi una multa fino a 1700 euro

Cosa controllare prima di fare ricorso per non pagare la multa

Se si riceve una multa in un’area con strisce blu sbiadite, la prima cosa da fare è raccogliere prove. Servono foto nitide del parcheggio, scattate possibilmente nello stesso punto e con una visuale ampia: le linee sull’asfalto, i cartelli, il parchimetro, la distanza tra lo stallo e la segnaletica di riferimento.

Un elemento da considerare riguarda infatti la differenza tra segnaletica orizzontale e verticale. Anche se le strisce blu a terra sono scolorite, la presenza di un cartello ben visibile che indica la sosta a pagamento può rendere comunque valida la richiesta di pagamento. Al contrario, se anche i cartelli sono assenti, nascosti o posizionati in modo poco chiaro, l’automobilista ha un argomento più forte per contestare la multa. Per questo, prima di decidere se fare ricorso, conviene guardare l’intera area e non solo lo stallo occupato: la chiarezza della regolamentazione dipende dall’insieme delle indicazioni presenti.

È utile conservare anche il verbale e controllare se indica correttamente luogo, data, ora e tipo di violazione. Se la contestazione riguarda la scarsa visibilità delle strisce, le immagini diventano fondamentali: senza prove, il ricorso rischia di reggersi solo su una dichiarazione personale.

Pagare la multa o contestarla? Dipende

In caso di dubbio, la scelta dipende dalla situazione concreta. Se la segnaletica era effettivamente leggibile, anche se un po’ consumata, conviene evitare ricorsi deboli. Se invece l’area era ambigua e le strisce non permettevano di riconoscere lo stallo a pagamento, si può valutare una contestazione al Prefetto o al Giudice di pace nei termini previsti.

Il punto è questo: il parcheggio a pagamento deve essere indicato in modo chiaro. Ma l’automobilista, a sua volta, deve prestare attenzione non solo alle linee a terra, ma anche ai cartelli e ai parchimetri presenti in zona. Le strisce blu sbiadite possono essere un elemento a favore, ma non sono da sole una garanzia automatica per non pagare.

più popolari su facebook nelle ultime 24 ore

vedi tutti