Il 26 gennaio la registrazione di Falsissimo di Fabrizio Corona è uscito regolarmente, nonostante un provvedimento d’urgenza del Tribunale di Milano avesse imposto al re dei paparazzi quello che sembrava essere uno stop alla pubblicazione. La decisione ha acceso non poco il dibattito su libertà di cronaca, tutela della reputazione e confini dell’espressione mediatica. Ma per quale motivo, allora, la pubblicazione è stata possibile? E quali paletti sono stati effettivamente rispettati dal creator nella puntata andata online?
- Perché lo stop del giudice non ha bloccato del tutto Falsissimo
- Falsissimo: lo stop non era generale. Perché Fabrizio Corona può continuare a pubblicare
- Quali limiti sono stati rispettati nella puntata di Falsissimo del 26 gennaio
Perché lo stop del giudice non ha bloccato del tutto Falsissimo
Andiamo con ordine e partiamo dal principio, ovvero dal provvedimento emesso dal Tribunale di Milano. Questo, si è basato sull’articolo 700 del codice di procedura civile, che consente misure urgenti quando sussistono due presupposti: il fumus boni iuris (la plausibilità della pretesa) e il periculum in mora (il rischio di un danno grave e irreparabile).
Nel caso specifico, il giudice ha ritenuto che la diffusione di contenuti riguardanti Alfonso Signorini potesse ledere la sua reputazione, anche alla luce dei toni e delle modalità già adottate in precedenti pubblicazioni.
Falsissimo: lo stop non era generale. Perché Fabrizio Corona può continuare a pubblicare
Nonostante tante notizie a riguardo affermassero il contrario, appare chiaro che lo stop al programma non era generale. L’inibitoria era circoscritta ai contenuti riferiti a Signorini e non comportava il divieto assoluto di pubblicare nuove puntate del format. In altre parole, Falsissimo ha potuto andare online perché non trattava l’oggetto specifico del divieto: non ha mai nominato il conduttore.
Il giudice ha operato un bilanciamento tra il diritto alla reputazione e la libertà di espressione, senza imporre una censura preventiva sull’intero progetto editoriale. Una distinzione decisiva che ha consentito a Corona di procedere, purché restasse entro i limiti fissati dall’ordinanza.
Quali limiti sono stati rispettati nella puntata di Falsissimo del 26 gennaio
Proprio per evitare conseguenze legali, la puntata di Falsissimo del 26 gennaio ha dovuto attenersi a una serie di vincoli stringenti. Il primo lo abbiamo già visto: l’esclusione di qualsiasi riferimento diretto o indiretto a Signorini. Anche allusioni o ricostruzioni che avessero potuto ricondurre chiaramente alla sua persona avrebbero potuto configurare una violazione dell’ordine giudiziario, con il rischio di sanzioni pecuniarie e, nei casi più gravi, penali. E per questo non sono state fatte.
Un secondo limite riguardava il come raccontare i fatti. Anche trattando altri soggetti o vicende, Corona era tenuto a rispettare i tre pilastri del diritto di cronaca: verità, interesse pubblico e continenza formale. Quest’ultimo aspetto — il tono civile e non gratuitamente lesivo — è stato centrale nella valutazione e ha rappresentato una linea rossa da non oltrepassare. La scelta di evitare espressioni aggressive o insinuazioni personali ha contribuito a mantenere la puntata entro un perimetro ritenuto lecito.
Infine, l’ordinanza imponeva anche la rimozione dei contenuti già pubblicati e il sequestro del materiale ritenuto lesivo, obblighi che riguardavano direttamente Corona ma non, automaticamente, le piattaforme terze. Questo ha chiarito un ulteriore punto: lo stop non equivaleva a un silenziamento totale di Corona e di Falsissimo, ma a una regolazione puntuale dell’attività editoriale.