Fonte: Ansa

La docuserie Netflix di Fabrizio Corona rivela un segreto milionario che pochi hanno notato e che riguarda un giocattolo del figlio

nella serie Netflix di Fabrizio Corona emerge un particolare che apre nuove domande.

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

Content Specialist

Ha conseguito un Master in Marketing Management e Google Digital Training su Marketing digitale. Si occupa della creazione di contenuti in ottica SEO e dello sviluppo di strategie marketing attraverso canali digitali.

C’è un momento, nella docuserie Netflix “Fabrizio Corona: Io sono notizia”, che passa quasi inosservato. Non è una dichiarazione roboante, non è una lite, non è uno dei tanti passaggi in cui Corona rivendica il proprio ruolo di protagonista assoluto della scena mediatica italiana. È un dettaglio.

Il dettaglio che racconta più di mille interviste

Corona racconta di aver nascosto 100mila euro in contanti sotto il sellino della bicicletta giocattolo del figlio. Una frase che scivola via, quasi buttata lì, e che invece racchiude una chiave di lettura potentissima sull’intero progetto Netflix e sul personaggio che lo anima.

Il racconto dei soldi nascosti nel giocattolo del figlio non arriva come una confessione drammatica. Non c’è vergogna, non c’è enfasi morale. Corona lo inserisce nel flusso del racconto come se fosse un fatto quasi logico, una soluzione creativa in un momento difficile: prima del suo arresto e del sequestro dei conti correnti, quei soldi sarebbero serviti all’allora moglie Nina Moric per continuare a far fronte alle spese familiari quotidiane. La casa che si vede nella docuserie è uno spazio in cui lusso, quotidianità e pericolo convivono senza soluzione di continuità. Opere d’arte, ricordi personali, simboli di una vita vissuta sempre sopra le righe.

In quell’episodio Corona non si limita a raccontare cosa ha fatto: trasforma il gesto in racconto, lo inserisce nel mito personale che da anni costruisce intorno a sé. È un meccanismo che la docuserie mette in scena con chiarezza: ogni evento, anche il più intimo o discutibile, viene rielaborato come contenuto.

Il supporto pubblico alla serie da quasi 800mila euro

Un altro elemento che ha acceso il dibattito attorno alla docuserie riguarda anche il modo in cui è stata sostenuta dal punto di vista economico. La produzione di “Fabrizio Corona: Io sono notizia” non si è basata esclusivamente su investimenti privati o sul budget di Netflix e secondo quanto emerge dalle informazioni disponibili, la serie ha beneficiato di circa 793.629 euro di fondi pubblici, erogati dal Ministero della Cultura italiano sotto forma di tax credit per la produzione audiovisiva. Si tratta dell’incentivo fiscale pensato per sostenere l’industria cinematografica e televisiva italiana e permette ai produttori di recuperare una parte delle spese sostenute attraverso agevolazioni fiscali.

La cifra, pari a quasi il 30% del budget complessivo stimato di circa 2,5 milioni di euro, hascatenatonel mondo della cultura e dei media proprio perché riguarda un progetto destinato a una piattaforma globale come Netflix e incentrato sulla vita di un personaggio estremamente controverso.

Oltre lo scandalo, il ritratto di un’epoca

La docuserie, nel suo insieme, restituisce il ritratto di un uomo che ha fatto della visibilità una forma di esistenza. Il denaro nascosto nella bici del figlio diventa così una metafora di un’intera parabola pubblica: nulla è davvero al sicuro, nulla è davvero separato, tutto può diventare parte del racconto.

Chi si aspettava una serie esclusivamente concentrata sugli scandali del passato rischia di perdersi questi passaggi più sottili, ma fondamentali. Sono i dettagli, come questo, a rendere “Io sono notizia” qualcosa di più di una semplice operazione nostalgia o di autocelebrazione. È un diario disordinato, a tratti disturbante, che mostra come il confine tra vita privata e spettacolo, per Corona, non sia mai realmente esistito.

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