Gli scienziati hanno individuato un possibile “confine” della Via Lattea e hanno scoperto che è molto più vicino di quanto non immaginassimo finora. Ma non è tutto. Questa frontiera non è un muro cosmico né rappresenta la fine assoluta della nostra galassia, ma rappresenta un limite importante: quello del disco in cui nascono nuove stelle. Una scoperta – con una firma anche un po’ italiana – che ridisegna la mappa della nostra casa galattica e racconta qualcosa di nuovo sulla sua evoluzione.
- Il confine della Via Lattea non è una barriera netta, ma una soglia stellare
- Dove si trovano i confini della Via Lattea?
- La “firma” della scoperta: stelle giovani al centro, più vecchie ai margini
Il confine della Via Lattea non è una barriera netta, ma una soglia stellare
Quando pensiamo ai confini della Via Lattea, l’immaginazione corre facilmente a una linea precisa, come se fosse il margine luminoso di un’isola nello spazio. In realtà, ai loro confini, le stelle delle galassie si fanno progressivamente più rare, il gas cambia distribuzione, le regioni di formazione stellare si assottigliano e il passaggio tra “dentro” e “fuori” è molto più sfumato.
Una nuova ricerca pubblicata su Astronomy & Astrophysics con il titolo The edge of the Milky Way’s star-forming disc (e che vede come primo firmatario Karl Fiteni dell’Università dell’Insubria) affronta proprio questo problema: capire dove si trovi il limite del disco stellare della Via Lattea in cui la nascita di nuove stelle è ancora significativa.
Dove si trovano i confini della Via Lattea?
Gli autori hanno analizzato le stelle giganti del disco esterno usando dati di grandi survey astronomiche, in particolare LAMOST-DR3, APOGEE-DR17, AstroNN e Gaia con l’obiettivo di ricostruire l’età delle stelle in funzione della loro distanza dal centro galattico.
Il risultato è sorprendente perché questo bordo sembra collocarsi tra circa 11,28 e 12,15 kiloparsec dal centro della Galassia. Tradotto: un kiloparsec equivale a circa 3.260 anni luce, quindi parliamo di una distanza dell’ordine di 36-40 mila anni luce dal centro galattico. Non è poco, naturalmente, ma è meno esteso rispetto ad alcune stime precedenti, che collocavano il limite del disco più lontano, anche fino a 13-15 kiloparsec.
La “firma” della scoperta: stelle giovani al centro, più vecchie ai margini
Il cuore della scoperta sta in un andamento particolare dell’età delle stelle. Gli studiosi hanno trovato un profilo a forma di U: procedendo dal disco interno verso l’esterno, l’età media delle stelle diminuisce fino a un minimo; poi, superata una certa distanza, torna ad aumentare.
Questo dettaglio è fondamentale. Nella parte interna del disco, la diminuzione dell’età media è coerente con l’idea che la Via Lattea sia cresciuta “dall’interno verso l’esterno”: prima si sono formate molte stelle nelle regioni più centrali, poi la formazione stellare si è spostata progressivamente verso zone più lontane.
Ma oltre il punto minimo, accade qualcosa di diverso. Le stelle tornano mediamente più vecchie. Secondo la ricerca, questo non significa che il bordo esterno sia una regione dove nascono stelle antiche, cosa impossibile, ma che lì si trovano stelle nate più all’interno e poi migrate verso l’esterno nel corso del tempo.
È un fenomeno noto come migrazione radiale: le stelle, pur restando nel disco, possono cambiare orbita e spostarsi a distanze diverse dal centro galattico, spinte dall’influenza dinamica di strutture come bracci a spirale o barra centrale. In pratica, il margine esterno del disco stellare non sarebbe popolato soprattutto da stelle nate lì, ma da stelle “emigrate” da regioni più interne.