Una nuova profezia apocalittica ha monopolizzato l’attenzione del web prima di dissolversi nel nulla. Il predicatore sudafricano Joshua Mhlakela aveva catalizzato milioni di visualizzazioni sui social network, in particolare su TikTok con l’hashtag #rapture, sostenendo di aver ricevuto una rivelazione divina diretta.
Attraverso clip video diffuse a macchia d’olio, il sedicente profeta dichiarava che Dio lo aveva trasportato nel futuro per mostragli il ritorno imminente di Gesù Cristo. Secondo i suoi annunci dettagliati, il Rapimento della Chiesa avrebbe dovuto verificarsi tra il 23 e il 24 settembre, in concomitanza con la festività ebraica di Rosh Hashanah. L’annuncio, rilanciato da podcast e altri influencer religiosi, ha accumulato centinaia di migliaia di condivisioni, generando panico tra i fedeli più creduli e forte scetticismo nella comunità globale.
Lo scoccare della mezzanotte e la reazione della rete
Con lo scadere della fatidica data e il normale proseguimento delle attività quotidiane su scala globale, la falsa profezia si è trasformata in un vero e proprio caso mediatico. Durante una diretta streaming condotta proprio nelle ore in cui avrebbe dovuto verificarsi l’evento millenaristico, Mhlakela ha invitato i suoi follower a mantenere la pazienza, ammettendo imbarazzato di non comprendere le tempistiche divine sul piano dei minuti e dei secondi.
La reazione del pubblico e dei creator è stata immediata e travolgente. In poche ore si è assistito alla progressiva scomparsa dei contenuti, con la cancellazione di molti dei video virali e delle dirette dagli account ufficiali e dai profili dei sostenitori del predicatore. Contestualmente, diversi evangelisti e predicatori digitali che avevano avallato le affermazioni di Mhlakela hanno rilasciato dichiarazioni di ritrattazione, scusandosi pubblicamente con i propri follower per aver creduto a rivelazioni non verificate. Nel frattempo, la piattaforma TikTok è stata inondata da un’imponente ondata di ironia e meme, dove migliaia di video satirici mostravano finti aggiornamenti dal Paradiso e prendevano in giro chi aveva creduto all’imminente fine dei tempi.
Il business dell’apocalisse nell’era degli algoritmi
Dietro la facciata della devozione religiosa, eventi di questo tipo mettono in luce un fenomeno economico ed editoriale sempre più strutturato nell’era digitale. La monetizzazione delle dirette streaming, la vendita di libri tematici e le raccolte fondi spinte dal senso d’urgenza dell’imminente “fine dei tempi” rappresentano un business altamente redditizio per diversi creator del settore. Quando la narrazione millenaristica incontra gli algoritmi dei social media — concepiti per premiare e diffondere contenuti ad alto impatto emotivo come la paura o la speranza messianica — l’effetto di cassa di risonanza diventa globale in pochissimo tempo, trasformando la fede e la credulità in traffico web e profitti concreti.
LEGGI ANCHE: — La terrificante profezia di Nostradamus sull'”apocalisse dell’IA” potrebbe avverarsi
Il contrasto con i testi sacri e i pericoli della disinformazione religiosa
L’episodio ha riacceso il dibattito teologico all’interno della stessa comunità cristiana. Numerosi teologi e pastori sono intervenuti per sottolineare come fissare una data precisa per il ritorno di Cristo sia in aperta contraddizione con le Scritture bibliche. Il Vangelo di Matteo (24,36) ricorda infatti esplicitamente che «quanto a quel giorno e a quell’ora, nessuno lo sa, neanche gli angeli del cielo, neanche il Figlio, ma solo il Padre».
Il caso di Joshua Mhlakela dimostra quanto la combinazione tra fervore religioso e algoritmi dei social media possa amplificare rapidamente messaggi millenaristici infondati, riproponendo un fenomeno sociale ciclico che da secoli accompagna la storia umana, ma che oggi viaggia alla velocità della rete.