Se corri in autostrada, non arrivi prima: la formula matematica che ti farà cambiare idea

Perché superare i limiti di velocità è un'illusione temporale che costa carissimo in termini di consumi, stress e sicurezza

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

Content Specialist

Ha conseguito un Master in Marketing Management e Google Digital Training su Marketing digitale. Si occupa della creazione di contenuti in ottica SEO e dello sviluppo di strategie marketing attraverso canali digitali.

C’è un’illusione psicologica radicata in molti automobilisti: “Se vado più forte, arrivo prima”. È una logica lineare che sembra impeccabile. Se la distanza da percorrere è fissa, aumentando la velocità il tempo deve per forza diminuire.

Tuttavia, quando si esce dal foglio di carta e si entra nel mondo reale (fatto di traffico, rallentamenti e caselli), e soprattutto quando si analizzano i rendimenti decrescenti della velocità, la matematica ci mostra una realtà ben diversa.

La formula del tempo e l’illusione dei chilometri orari

Prendiamo come esempio un viaggio standard di 150 km (una tratta tipica del fine settimana o di lavoro) e mettiamo a confronto tre velocità medie costanti: 110 km/h, 130 km/h (il limite italiano) e i 150 km/h che ad esempio si possono percorrere sulle autostrade tedesche.

  • A 110 km/h: si impiegano 1 ora e 21 minuti
  • A 130 km/h: 1 ora e 09 minuti
  • A 150 km/h: 1 ora

A prima vista, passare da 130 a 150 km/h sembra farti risparmiare 9 minuti. Ma questa è una velocità media teorica. Nella realtà, mantenere i 150 km/h costanti per 150 km in un’autostrada normale è matematicamente impossibile a causa di camion in sorpasso, code e restringimenti.

Se per colpa del traffico sei costretto a rallentare anche solo due o tre volte, la tua media reale crollerà fatalmente vicino ai 130 km/h, azzerando il guadagno di tempo ma lasciandoti addosso lo stress di aver corso.

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La legge del quadrato: perché la fisica odia l’alta velocità

Se il guadagno di tempo è minimo e lineare, il prezzo da pagare cresce in modo esponenziale. Il colpevole è la resistenza aerodinamica dell’aria, la cui forza aumenta con il quadrato della velocità. Significa che l’energia necessaria per fendere l’aria non raddoppia se raddoppi la velocità, ma quadruplica.

Passare da 130 km/h a 150 km/h comporta un aumento della velocità del 15%, ma la resistenza dell’aria aumenta di circa il 32%. Questo si traduce direttamente in un picco dei consumi di carburante (o di energia della batteria se guidi un’auto elettrica). Ne vale la pena per guadagnare, forse, 5 minuti su un lungo tragitto?

Lo spazio di frenata e la sicurezza individuale

Il motivo per cui anche in Germania molte tratte stanno introducendo i limiti (o consigliando i 130 km/h) risiede nella sicurezza. Se un’auto a 130 km/h ha bisogno di circa 110-120 metri per arrestarsi completamente in caso di emergenza (considerando il tempo di reazione), a 150 km/h lo spazio di frenata sale a oltre 150 metri. Quei 30 metri di differenza sono spesso il confine tra uno spavento e un impatto fatale.

La riflessione sulle Autobahn tedesche

Oggi, più della metà della rete autostradale tedesca ha limiti fissi o dinamici (pannelli luminosi che variano il limite in base al meteo e al traffico). Il motivo è squisitamente matematico e logistico: la velocità disomogenea crea code. Quando un’auto viaggia a 150 km/h e incontra un TIR che sorpassa a 90 km/h, la decelerazione brusca genera un “effetto onda” all’indietro che blocca il traffico chilometri dopo. Andare oltre i 130 km/h non serve. La matematica e la fisica ci dicono che spendi esponenzialmente di più in carburante, logori i freni, aumenti lo stress cardiovascolare e rischi la sicurezza.

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