Quando si pensa a Wimbledon, l’immagine che viene subito in mente è quella dei campi in erba perfettamente curati e dei tennisti vestiti completamente di bianco. Quella che per molti è una semplice tradizione rappresenta in realtà uno dei regolamenti più severi dello sport internazionale. L’All England Club, che organizza il torneo londinese, impone infatti norme molto dettagliate sull’abbigliamento, arrivando a disciplinare perfino la biancheria intima indossata dagli atleti.
- Perché a Wimbledon tutto deve essere bianco
- Anche l'intimo rientra nel regolamento
- La modifica del regolamento per le tenniste
- Non basta il bianco: anche i dettagli sono regolati
- Un comportamento impeccabile dentro e fuori dal campo
- Tradizione e innovazione convivono a Wimbledon
Perché a Wimbledon tutto deve essere bianco
L’obbligo del total white affonda le proprie radici nella storia del torneo, nato nel XIX secolo. All’epoca il bianco era considerato il colore più elegante per praticare sport e aveva anche una funzione pratica: rendeva meno visibili le macchie di sudore durante le partite.
Ancora oggi questa tradizione viene rispettata con estrema rigidità. Il regolamento stabilisce che quasi ogni elemento dell’abbigliamento debba essere completamente bianco, preservando così l’identità e l’eleganza che da sempre contraddistinguono Wimbledon.
Anche l’intimo rientra nel regolamento
Uno degli aspetti meno conosciuti riguarda la biancheria intima. Secondo le regole dell’All England Club, qualsiasi indumento che possa diventare visibile durante il gioco deve essere interamente bianco.
Questo significa che magliette, pantaloncini, calze, fasce, polsini, cappellini e perfino slip o pantaloncini tecnici indossati sotto l’abbigliamento devono rispettare il celebre dress code. L’obiettivo è evitare che, durante gli scambi o a causa del sudore, emergano colori diversi dal bianco.
La modifica del regolamento per le tenniste
Per molti anni questa norma è stata applicata indistintamente a uomini e donne, suscitando numerose discussioni.
Diverse giocatrici hanno infatti raccontato il disagio di dover indossare esclusivamente intimo bianco anche durante il ciclo mestruale, una situazione considerata fonte di forte stress psicologico durante le competizioni.
Dopo le richieste avanzate dalle atlete e dalla WTA, nel 2023 gli organizzatori hanno introdotto una modifica importante: le tenniste possono ora indossare sottoshorts di colore scuro, purché non siano visibili oltre il bordo della gonna o dei pantaloncini. Una decisione accolta positivamente dal circuito femminile, che ha reso il regolamento più attento alle esigenze delle giocatrici senza rinunciare alla tradizione del torneo.
Non basta il bianco: anche i dettagli sono regolati
Le regole di Wimbledon sono così precise da specificare persino quale tonalità di bianco sia ammessa.
Colori come avorio, panna o crema non sono considerati conformi al regolamento. Inoltre, eventuali rifiniture colorate su collo, maniche o cuciture possono avere una larghezza massima di un centimetro.
Anche scarpe, lacci e suole devono essere quasi completamente bianchi, a conferma dell’attenzione quasi maniacale riservata all’estetica del torneo.
Un comportamento impeccabile dentro e fuori dal campo
Le regole di Wimbledon non riguardano soltanto l’abbigliamento. Durante gli incontri gli atleti sono chiamati a mantenere un comportamento esemplare, in linea con la tradizione del torneo.
Sono vietati linguaggio offensivo, gesti antisportivi, perdita volontaria di tempo, abuso della racchetta e qualsiasi comportamento ritenuto contrario allo spirito del gioco. Le violazioni possono comportare richiami, penalità nei punti o sanzioni economiche previste dai regolamenti dei tornei del Grande Slam.
Tradizione e innovazione convivono a Wimbledon
Pur avendo introdotto alcune modifiche per rispondere alle esigenze degli atleti, Wimbledon continua a essere il torneo con il dress code più rigoroso del tennis mondiale.
Il bianco resta il simbolo di un evento che da oltre un secolo custodisce le proprie tradizioni con estrema attenzione. Un dettaglio che rende unico il torneo londinese, dove persino il colore di uno slip può diventare parte integrante della storia e dell’identità della competizione.