Ha una buccia bizzarra, ricoperta di protuberanze che possono ricordare vagamente un carciofo, mentre all’interno nasconde una polpa chiara disseminata di minuscoli semi neri. Si chiama pitaya, o dragon fruit, ed è una delle varietà del cosiddetto frutto del drago.
Da tempo il kiwi è uno dei frutti più associati alla regolarità intestinale, ma sui social l’attenzione si è spostata proprio sulla pitaya, diventata popolare per il suo possibile effetto sul transito intestinale. Video e testimonianze le attribuiscono effetti quasi miracolosi contro la stitichezza.
La realtà è meno spettacolare, ma interessante: la pitaya può effettivamente contribuire alla regolarità intestinale grazie soprattutto alla presenza di fibre e acqua, anche se definirla in assoluto “il miglior frutto” contro la stitichezza sarebbe una semplificazione.
Cos’è la pitaya e perché sembra un carciofo
La pitaya appartiene alla famiglia delle Cactaceae. Le varietà più conosciute presentano una buccia rosa o rossa, ma esiste anche la pitaya, riconoscibile per la scorza giallo intenso e la polpa bianca punteggiata da numerosi semi neri.
Il suo aspetto esterno è probabilmente la caratteristica che colpisce di più: le protuberanze della buccia le conferiscono una forma che può ricordare una pigna o, appunto, un piccolo carciofo.
La consistenza interna è invece molto diversa. Una volta aperta, la pitaya può essere mangiata semplicemente con un cucchiaino, lasciando da parte la buccia. Il sapore viene generalmente descritto come delicato e dolce, con note che ricordano kiwi e pera.
LEGGI ANCHE: Pesantezza dopo pranzo? Ecco i 4 frutti che migliorano la digestione
Perché può aiutare contro la stitichezza
Fibre e acqua sono due componenti importanti per il normale funzionamento dell’intestino. Le fibre contribuiscono ad aumentare il volume delle feci e possono facilitarne il transito, mentre un adeguato apporto di liquidi aiuta a mantenerle più morbide. Anche i piccoli semi presenti nella polpa vengono consumati insieme al frutto e contribuiscono alla sua componente fibrosa.
Secondo Humanitas, la pitaya è costituita in larga parte da acqua e apporta anche fibre, carboidrati e diversi micronutrienti. I valori possono cambiare in base alla varietà e al grado di maturazione.
Il frutto contiene inoltre composti che sono stati studiati per la loro interazione con il microbiota intestinale. Una ricerca condotta sugli adulti ha analizzato in particolare gli oligosaccaridi derivati dal dragon fruit, rilevando modificazioni di alcuni gruppi di batteri intestinali benefici. Questo risultato riguarda però specifici oligosaccaridi e non dimostra che mangiare pitaya rappresenti una terapia per la stitichezza.
Pitaya o kiwi: quale funziona meglio?
Il kiwi dispone di una letteratura clinica specifica sulla stitichezza, mentre per la pitaya molte affermazioni sull’effetto lassativo derivano dalla composizione nutrizionale del frutto e da esperienze individuali diventate popolari sui social. Non esiste quindi una base sufficiente per stabilire che la pitaya sia universalmente superiore al kiwi per chi soffre di stitichezza. Può però rappresentare un’alternativa interessante all’interno di un’alimentazione varia, soprattutto per chi vuole aumentare l’apporto di frutta, acqua e fibre.
Attenzione all’effetto “lassativo” raccontato sui social
Proprio la popolarità della pitaya ha generato online video nei quali alcune persone raccontano effetti intestinali molto rapidi dopo averla mangiata. La risposta dell’organismo può però cambiare molto da persona a persona. Un consumo elevato di fibre in chi non è abituato può provocare gonfiore, crampi o un aumento improvviso delle evacuazioni. Non è quindi necessario mangiarne grandi quantità per cercare un effetto “detox”. Anche perché la regolarità dipende dall’insieme della dieta, dall’idratazione, dall’attività fisica e dalle caratteristiche individuali.
La pitaya può quindi essere un frutto curioso da aggiungere alla propria alimentazione e un possibile alleato del transito intestinale, ma non sostituisce una valutazione medica quando la stitichezza è persistente, compare improvvisamente o è accompagnata da dolore, sangue nelle feci, perdita di peso o altri sintomi insoliti.
Il suo aspetto da “carciofo tropicale” può attirare l’attenzione. A renderla interessante per l’intestino, però, sono caratteristiche molto meno misteriose: acqua, fibre e una composizione che continua a essere studiata per i possibili effetti sul microbiota.