Fonte: Pixabay

Quante volte bisogna andare di corpo? Lo studio che svela la frequenza ideale per stare bene

Non conta solo quante volte si va in bagno, ma anche se il ritmo cambia: ecco cosa suggerisce la ricerca.

4 min di lettura

Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

Content Specialist

Ha conseguito un Master in Marketing Management e Google Digital Training su Marketing digitale. Si occupa della creazione di contenuti in ottica SEO e dello sviluppo di strategie marketing attraverso canali digitali.

Quante volte bisogna andare di corpo per stare bene? È una domanda molto più comune di quanto si pensi, anche se spesso resta confinata nell’imbarazzo. La risposta tradizionale della medicina è piuttosto ampia: per molte persone può essere normale andare da tre volte al giorno a tre volte alla settimana. Ma un nuovo filone di ricerca suggerisce che, dentro questo intervallo, alcune frequenze potrebbero essere associate a indicatori di salute migliori.

A riaccendere l’attenzione è uno studio pubblicato su “Cell Reports Medicine” e condotto da ricercatori dell’Institute for Systems Biology. Il gruppo ha analizzato dati clinici, abitudini di vita, campioni di sangue, feci e informazioni sul microbiota di oltre 1.400 adulti generalmente sani. L’obiettivo era capire se la frequenza delle evacuazioni fosse soltanto una caratteristica individuale o se potesse riflettere qualcosa di più ampio sul funzionamento dell’organismo.

La frequenza ideale

Secondo lo studio, la cosiddetta “zona ideale” si collocherebbe intorno a una o due evacuazioni al giorno. In questa fascia, i ricercatori hanno osservato un profilo più favorevole del microbiota intestinale e di alcuni marcatori legati alla salute generale. Non significa che chi non rientra esattamente in quel ritmo sia automaticamente malato, ma che la regolarità intestinale può essere un segnale interessante da non ignorare.

Quando si va troppo poco di corpo, il contenuto intestinale resta più a lungo nel colon. In queste condizioni, i batteri possono esaurire parte delle fibre disponibili e iniziare a fermentare maggiormente le proteine. Questo processo può produrre metaboliti meno favorevoli, alcuni dei quali sono stati associati a un maggiore carico per organi come reni e fegato. La stitichezza cronica, quindi, non è solo un fastidio: può indicare un equilibrio intestinale da correggere.

All’opposto, anche andare troppo spesso può essere un segnale da valutare, soprattutto se le feci sono liquide, se ci sono dolori, urgenza, perdita di peso o sangue. Una frequenza elevata può dipendere da alimentazione, stress, infezioni, intolleranze, farmaci o condizioni intestinali specifiche.

LEGGI ANCHE: Abbiamo un secondo cervello e si trova nella pancia

Perché non siamo tutti uguali

La Cleveland Clinic ricorda che il ritmo varia da persona a persona e che conta molto anche il proprio “normale”: un cambiamento improvviso e persistente merita attenzione. La frequenza intestinale è infatti influenzata da diversi fattori. Fibre, idratazione, movimento, routine quotidiana, sonno, stress, farmaci e ormoni possono accelerare o rallentare il transito. Una dieta ricca di frutta, verdura, legumi e cereali integrali tende a favorire la regolarità, perché aumenta il volume delle feci e nutre i batteri intestinali benefici. Anche bere abbastanza aiuta, perché la disidratazione può rendere le feci più dure e difficili da espellere.

Attenzione però a non trasformare il dato in un’ossessione. Non è necessario “forzarsi” ad andare in bagno a un orario preciso, né restare seduti a lungo sul water aspettando che succeda qualcosa. Spingere troppo può favorire emorroidi e altri fastidi.

Meglio ascoltare lo stimolo, evitare di trattenerlo abitualmente e intervenire sullo stile di vita quando il transito diventa irregolare.

In generale, sono segnali da non sottovalutare cambiamenti che durano più di due settimane, sangue nelle feci, dolore addominale persistente, diarrea frequente, stitichezza importante o perdita di peso non spiegata. In questi casi è opportuno parlarne con un medico.

La risposta, quindi, è meno banale di quanto sembri. Una o due volte al giorno potrebbe essere la frequenza associata ai profili migliori nello studio, ma la normalità resta personale. Quello che conta davvero è osservare il proprio ritmo, capire quando cambia qualcosa e ricordare che l’intestino può raccontare molto più di una semplice abitudine quotidiana.

più popolari su facebook nelle ultime 24 ore

vedi tutti