La primavera astronomica arriverà il 20 marzo 2026 alle 15:46 (ora italiana), momento dell’equinozio che segna l’ingresso ufficiale nella stagione della rinascita. Ma il cielo offrirà uno spettacolo speciale già due giorni prima. Il 18 marzo, infatti, sarà possibile osservare lo sciame meteorico delle Eta Virginidi, una pioggia di stelle cadenti che ogni anno compare proprio nei giorni che precedono l’equinozio primaverile.
Il fenomeno ha una particolarità: arriva sempre nel momento in cui l’inverno lascia spazio alla primavera. Per questo motivo molti appassionati di astronomia lo considerano una sorta di annuncio celeste del cambio di stagione.
- Le Eta Virginidi: poche meteore ma spesso spettacolari
- Il momento migliore per osservarle
- Dove guardare per vedere le stelle cadenti
Le Eta Virginidi: poche meteore ma spesso spettacolari
Le Eta Virginidi sono uno sciame meteorico relativamente debole. Questo significa che il numero medio di meteore visibili ogni ora è limitato rispetto ad altri fenomeni più noti, come le Perseidi di agosto o le Geminidi di dicembre.
Secondo i dati divulgati da Star Walk, queste meteore possono produrre occasionalmente bolidi molto luminosi, cioè meteore particolarmente brillanti che attraversano il cielo per alcuni secondi.
Il nome dello sciame deriva dalla costellazione della Vergine, dalla quale sembrano provenire le meteore. In realtà il fenomeno è un effetto prospettico: i frammenti cosmici entrano nell’atmosfera terrestre a velocità elevata e si incendiano a decine di chilometri di quota, creando le tipiche scie luminose che chiamiamo stelle cadenti. Le Eta Virginidi sono meno studiate rispetto ad altri sciami meteorici, ma negli ultimi anni gli astronomi hanno raccolto nuovi dati che stanno chiarendo meglio il loro comportamento.
Una ricerca condotta dallo European Fireball Network, rete europea che monitora i bolidi atmosferici, ha analizzato la frequenza e la luminosità delle meteore associate a questo sciame.
Lo studio suggerisce che le Eta Virginidi presentano un ciclo di attività di circa quattro anni. In alcuni periodi lo sciame appare più ricco di meteore e bolidi, mentre in altri anni il fenomeno è più debole.
Le osservazioni raccolte negli ultimi anni indicano picchi di attività nel 2017, nel 2021, nel 2022 e nel 2025. Questo schema porta gli astronomi a ipotizzare una probabile intensificazione anche nel 2026, con un nuovo ciclo atteso tra il 2029 e il 2030.
I ricercatori hanno inoltre rilevato che i meteoroidi delle Eta Virginidi possiedono proprietà fisiche simili a quelle delle Geminidi, uno degli sciami meteorici più intensi dell’anno. Questo potrebbe spiegare la presenza sporadica di bolidi particolarmente luminosi.
Il momento migliore per osservarle
Il picco di attività è atteso proprio il 18 marzo, meno di 48 ore prima dell’equinozio di primavera. Le condizioni astronomiche saranno particolarmente favorevoli.
Il giorno successivo, il 19 marzo, è prevista la Luna Nuova. Questo significa che durante la notte del 18 marzo il nostro satellite sarà praticamente invisibile nel cielo. L’assenza della luce lunare è un fattore decisivo per l’osservazione delle meteore. Quando la Luna è piena o molto luminosa, la sua luce può ridurre drasticamente la visibilità delle stelle cadenti più deboli.
Nel 2026 accadrà l’opposto: il cielo sarà molto scuro e quindi ideale per individuare eventuali meteore luminose, sempre che le condizioni meteorologiche siano favorevoli.
Gli esperti consigliano di osservare il cielo dopo il tramonto e soprattutto nelle ore centrali della notte, quando la costellazione della Vergine sarà più alta sull’orizzonte.
Dove guardare per vedere le stelle cadenti
In questo caso il metodo migliore è guardare il cielo a occhio nudo da un luogo il più possibile buio. Le meteore possono comparire in qualsiasi punto della volta celeste, anche se sembrano irradiarsi dalla costellazione della Vergine. Chi vive in città dovrebbe cercare un’area lontana dall’inquinamento luminoso, come una zona collinare o rurale. È utile lasciare che gli occhi si abituino al buio per almeno 15–20 minuti, evitando l’uso dello smartphone o di altre luci artificiali.