Una si trova a circa 10 anni luce, l’altra a 25 anni luce dalla Terra. Nessuna delle due ospita forme di vita conosciute, ma entrambe rappresentano alcuni dei candidati più interessanti per studiare l’abitabilità dei pianeti extrasolari. Si tratta di GJ 887d e GJ 3378 b, due Super Terre che orbitano attorno a nane rosse relativamente vicine al Sistema Solare.
Negli ultimi anni la ricerca sugli esopianeti ha fatto passi da gigante. Oggi gli astronomi hanno confermato oltre 6.000 pianeti al di fuori del Sistema Solare, ma solo una piccola parte possiede caratteristiche compatibili con la presenza di acqua liquida e, almeno in teoria, con lo sviluppo della vita.
Le nuove osservazioni su GJ 3378 b, unite alle caratteristiche già note di GJ 887d, mostrano come i pianeti rocciosi nella zona abitabile possano essere più numerosi di quanto immaginato. Tuttavia, gli scienziati invitano alla prudenza: essere potenzialmente abitabili non significa essere abitati.
- Uno dei mondi più promettenti
- Le caratteristiche della Super Terra
- Come è stato individuato GJ 887d
- GJ 3378 b: nuove osservazioni cambiano il quadro
- Potrebbe essere davvero un pianeta roccioso?
- La zona abitabile non è una prova della presenza di vita
- Quanto tempo servirebbe per raggiungerli
- I prossimi telescopi potrebbero svelare molto di più
Uno dei mondi più promettenti
Quando si parla di 10 anni luce, in termini astronomici si tratta di una distanza relativamente ridotta. Per la tecnologia umana attuale, però, significa comunque un viaggio impossibile.
GJ 887d orbita attorno alla stella GJ 887, una nana rossa situata nella costellazione dei Pesci Austrini. Pur essendo leggermente più lontana di Proxima Centauri, offre condizioni decisamente più favorevoli.
La differenza principale riguarda proprio la stella ospite. Molte nane rosse sono estremamente attive e producono continui brillamenti stellari, capaci di spazzare via l’atmosfera dei pianeti vicini. GJ 887, invece, è considerata una delle nane rosse più stabili tra quelle osservate nelle vicinanze del Sole.
Questa caratteristica aumenta significativamente la probabilità che un pianeta possa conservare un’atmosfera per miliardi di anni, requisito essenziale per mantenere condizioni climatiche favorevoli.
Le caratteristiche della Super Terra
Gli astronomi classificano GJ 887d come una Super Terra, cioè un pianeta roccioso più grande del nostro ma molto più piccolo rispetto ai giganti gassosi come Giove o Saturno. Le stime attuali indicano una massa pari a circa sei volte quella terrestre.
Una massa elevata comporta conseguenze sia positive sia negative. Da una parte una gravità più intensa renderebbe estremamente difficile un eventuale atterraggio umano; dall’altra favorirebbe il mantenimento di una atmosfera densa, fondamentale per proteggere la superficie dalle radiazioni e stabilizzare il clima.
Il pianeta completa un’orbita attorno alla propria stella ogni 50 giorni. Sebbene si trovi molto vicino alla sua nana rossa, riceve soltanto una frazione dell’energia che la Terra riceve dal Sole, poiché GJ 887 emette appena il 4% della luminosità solare.
Come è stato individuato GJ 887d
La scoperta è frutto di una collaborazione internazionale guidata dall’Università di Gottinga, con il contributo di istituti europei tra cui INAF, Università di St Andrews e Scuola Normale Superiore di Pisa.
Per individuare il pianeta sono stati utilizzati gli spettrografi HARPS ed ESPRESSO, strumenti tra i più precisi mai costruiti per la ricerca di esopianeti.
Entrambi sfruttano il metodo della velocità radiale, osservando le minuscole oscillazioni della stella causate dalla forza gravitazionale esercitata dai pianeti in orbita. Analizzando questi movimenti gli astronomi possono stimare massa minima, periodo orbitale e distanza dalla stella.
GJ 3378 b: nuove osservazioni cambiano il quadro
Se GJ 887d rappresenta uno dei candidati più promettenti già conosciuti, GJ 3378 b è invece protagonista di un importante aggiornamento scientifico.
L’esopianeta orbita attorno a una nana rossa di tipo M4 V distante circa 25 anni luce dalla Terra.
Le prime osservazioni gli attribuivano una massa minima pari a circa 5,26 masse terrestri, suggerendo un pianeta probabilmente intermedio tra una Super Terra e un mini-Nettuno.
Una nuova ricerca ha però completamente rivisto questi valori.
Gli astronomi hanno combinato i dati raccolti dallo spettrografo SPIRou con ben 137 osservazioni effettuate dall’Habitable-zone Planet Finder del telescopio Hobby-Eberly, altre 18 misurazioni ottenute con lo strumento NEID del telescopio WIYN e i dati precedenti dello spettrografo CARMENES.
Il risultato è sorprendente: la massa minima scende a circa 2,3 volte quella terrestre, mentre il periodo orbitale viene corretto a 21,45 giorni.
Questo rende GJ 3378 b molto più simile a una Super Terra rocciosa rispetto a quanto ipotizzato inizialmente.
Potrebbe essere davvero un pianeta roccioso?
La risposta, almeno per ora, è forse. Il metodo della velocità radiale permette infatti di determinare soltanto la massa minima del pianeta, non quella reale. Se l’orbita fosse inclinata rispetto alla nostra linea di vista, la massa effettiva potrebbe essere leggermente superiore.
Utilizzando modelli teorici che collegano massa e raggio, gli studiosi hanno stimato un diametro pari a circa 1,29 volte quello terrestre. Non si tratta però di una misura diretta, perché il pianeta non transita davanti alla propria stella dal nostro punto di osservazione. Questo significa che molte delle sue caratteristiche restano ancora da confermare.
La zona abitabile non è una prova della presenza di vita
Sia GJ 887d sia GJ 3378 b orbitano nella cosiddetta zona abitabile, cioè la regione attorno a una stella nella quale, almeno teoricamente, un pianeta potrebbe mantenere acqua liquida sulla superficie.
Nel caso di GJ 3378 b, il pianeta riceve circa il 91% dell’energia che la Terra riceve dal Sole e presenta una temperatura di equilibrio stimata intorno ai 272 Kelvin, cioè circa -1 °C.
Questi valori sono incoraggianti, ma non bastano.
La temperatura reale dipende infatti dalla presenza di un’atmosfera, dalla sua composizione, dall’effetto serra, dalla pressione superficiale e da numerosi altri fattori che oggi non conosciamo.
Per questo motivo gli astronomi sottolineano che non esiste alcuna prova della presenza di vita né su GJ 3378 b né su GJ 887d.
Quanto tempo servirebbe per raggiungerli
Anche se GJ 887d è uno dei pianeti abitabili più vicini conosciuti, resta completamente fuori dalla nostra portata.
Prendendo come riferimento la Parker Solar Probe, la sonda più veloce mai costruita, che raggiunge circa 200 chilometri al secondo, servirebbero oltre 15.000 anni per arrivare su GJ 887d.
Per GJ 3378 b, situato a circa 25 anni luce, il tempo di viaggio supererebbe addirittura i 35.000-40.000 anni.
Numeri che evidenziano quanto la tecnologia attuale sia ancora lontana dal consentire l’esplorazione diretta di questi mondi.
I prossimi telescopi potrebbero svelare molto di più
Il vero passo avanti arriverà probabilmente dai nuovi osservatori astronomici.
Strumenti come il James Webb Space Telescope, l’Extremely Large Telescope (ELT) e le future missioni spaziali dedicate agli esopianeti potrebbero riuscire ad analizzare la composizione delle atmosfere di pianeti come GJ 887d e GJ 3378 b.
L’obiettivo sarà individuare eventuali biosignature, cioè molecole come ossigeno, ozono, metano o vapore acqueo, che potrebbero indicare condizioni favorevoli alla vita. Per il momento nessun segnale di questo tipo è stato osservato.