Fonte: Ansa

"Tempesta perfetta" in Medio Oriente: il Cremlino avverte sulla "fine del mondo"

Dure parole da Mosca: secondo esponenti russi alcune mosse geopolitiche potrebbero destabilizzare l’equilibrio nucleare mondiale

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

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Le tensioni internazionali tornano ad alzarsi dopo nuove dichiarazioni provenienti dal Cremlino, che ha parlato di un possibile scenario paragonabile alla “fine del mondo” se l’attuale equilibrio strategico globale dovesse essere compromesso. Le parole arrivano da figure politiche vicine al governo russo e riflettono un clima di crescente preoccupazione per il rischio di escalation militare e nucleare.

Le dichiarazioni, riportate da diversi media internazionali, si inseriscono in un contesto geopolitico già molto delicato, segnato dal conflitto in Ucraina, dalle tensioni tra Russia, NATO e Stati Uniti e da nuove dispute strategiche nell’area artica.

Il contesto delle dichiarazioni: la disputa sulla Groenlandia

Secondo alcune ricostruzioni, l’allarme lanciato da esponenti russi sarebbe legato anche alle discussioni internazionali sulla Groenlandia, territorio strategico dell’Artico attualmente parte del Regno di Danimarca.

Il politico russo Dmitry Rogozin, già vice primo ministro e in passato alla guida dell’agenzia spaziale russa Roscosmos, ha avvertito che alcune iniziative occidentali nell’area potrebbero destabilizzare l’equilibrio nucleare globale.

Secondo Rogozin, l’eventuale controllo della Groenlandia da parte degli Stati Uniti potrebbe essere collegato allo sviluppo di sistemi avanzati di difesa missilistica e controllo strategico, che includerebbero sensori orbitali, intercettori terrestri e algoritmi di comando automatizzati.

In questo scenario, ha dichiarato il politico russo, Washington potrebbe convincersi di avere una superiorità nucleare su Russia e Cina, una percezione che — secondo lui — segnerebbe “l’inizio della fine del mondo”.

Il timore di una nuova corsa agli armamenti

Il messaggio lanciato da Mosca si inserisce in una narrativa più ampia secondo cui il mondo starebbe entrando in una fase di instabilità strategica.

Secondo diversi osservatori, il rischio principale è che il deterioramento delle relazioni tra le grandi potenze porti a una nuova corsa agli armamenti nucleari, con sistemi di difesa sempre più sofisticati e potenzialmente destabilizzanti.

Negli ultimi anni il confronto tra Russia e Occidente si è intensificato soprattutto dopo l’invasione dell’Ucraina, con Mosca che ha spesso definito il conflitto come uno scontro diretto con il cosiddetto “Occidente collettivo”.

In questo contesto, molti leader russi hanno più volte avvertito che un confronto diretto tra potenze nucleari potrebbe portare a conseguenze catastrofiche per l’intero pianeta.

Il mondo sempre più vicino al “punto di non ritorno”

Le preoccupazioni sulla sicurezza globale non arrivano solo da Mosca. Anche diversi analisti internazionali e organizzazioni scientifiche segnalano un aumento dei rischi geopolitici.

Il cosiddetto “Doomsday Clock”, l’orologio simbolico che misura la vicinanza dell’umanità a una catastrofe globale, negli ultimi anni è stato spostato sempre più vicino alla mezzanotte proprio a causa delle tensioni nucleari, dei conflitti armati e dell’instabilità internazionale.

Tra i fattori citati ci sono la guerra in Ucraina, le tensioni tra grandi potenze e il rischio di proliferazione nucleare.

Tra retorica politica e timori reali

Molti esperti invitano però a distinguere tra retorica politica e rischio reale di un conflitto globale. Le dichiarazioni di tono apocalittico sono spesso utilizzate come strumento di pressione diplomatica o propaganda.

Ciò non toglie che l’attuale situazione internazionale venga considerata da numerosi analisti una delle più instabili dalla fine della Guerra Fredda, con diversi teatri di crisi attivi contemporaneamente.

 

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