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Gli alieni non vengono dallo spazio ma siamo noi dal futuro: cosa ha affermato questa scienziata 34enne prima della sua morte

Una teoria suggestiva sugli alieni torna a far parlare: non sono creature extraterrestri, ma noi stessi dal futuro.

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

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Gli alieni potrebbero non essere visitatori arrivati da galassie lontane, ma una versione futura dell’umanità. È questa l’ipotesi suggestiva associata ad Amy Eskridge, scienziata statunitense morta a soli 34 anni, il cui nome è tornato a circolare tra teorie sugli UAP, propulsione esotica e racconti di “ultraterrestri”. Una storia sospesa tra ricerca di frontiera, mistero e narrazioni ancora tutte da verificare. Ma in cosa consiste davvero? E cosa affermava sugli alieni?

Chi era Amy Eskridge, la scienziata legata alla propulsione esotica

Amy Catherine Eskridge era nata nel 1987 e si era formata all’Università dell’Alabama a Huntsville, città simbolo dell’industria aerospaziale americana. Aveva studiato chimica e biologia, ma i suoi interessi si erano poi allargati a campi molto più di frontiera: fisica delle particelle, ingegneria elettrica, nanotecnologie, genetica e sistemi di propulsione non convenzionali.

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A Huntsville aveva co-fondato l’Institute for Exotic Science, realtà privata dedicata a ricerche su gravità modificata, superconduttori, polarizzazione degli spin e possibili applicazioni nell’ambito della propulsione avanzata. Non lavorava però in laboratori governativi ufficiali né aveva accesso a programmi militari classificati.

La sua morte, avvenuta l’11 giugno 2022, è stata classificata dalle autorità come suicidio. La famiglia ha confermato la versione ufficiale, ricordando anche le gravi condizioni di dolore cronico con cui Eskridge conviveva da tempo.

La teoria degli “ultraterrestri”: alieni o umani del futuro?

Il nome di Eskridge è stato collegato, soprattutto dopo la sua morte, a una teoria molto discussa negli ambienti ufologici: quella degli “ultraterrestri”. Secondo questa ipotesi, gli alieni non arriverebbero da altri pianeti, ma da linee temporali future della Terra. In poche parole, saremmo noi stessi, ma provenienti dal futuro.

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In questa narrazione, alcune entità descritte come “alieni grigi” sarebbero in realtà discendenti dell’umanità, trasformati da millenni di evoluzione dopo una catastrofe ambientale o geofisica. Pelle chiara, occhi grandi, corpi esili e adattamenti estremi non sarebbero quindi caratteristiche extraterrestri, ma il risultato di una lunga mutazione umana.

Tra le versioni più note della teoria compaiono i modelli P47 e P52: due presunte linee evolutive future, una rimasta sulla Terra e l’altra legata a insediamenti tra Luna e Marte. Gli UAP, in questa lettura, non sarebbero veicoli spaziali nel senso classico, ma mezzi capaci di muoversi lungo coordinate temporali.

Il mistero dei messaggi prima della morte

A rendere il caso ancora più discusso sono alcuni messaggi attribuiti a Eskridge prima della sua scomparsa. In uno di questi avrebbe scritto che, se fosse stata diffusa la notizia di un suicidio o di un’overdose, non sarebbe stata vera. In altre comunicazioni avrebbe parlato di sorveglianza, intrusioni informatiche e presunti attacchi con armi a energia diretta.

Questi elementi hanno alimentato dubbi e teorie alternative, anche perché il suo lavoro riguardava settori percepiti come potenzialmente rivoluzionari: antigravità, propulsione sperimentale, manipolazione dello spazio-tempo. Tuttavia, il punto centrale resta questo: non esiste una prova ufficiale che colleghi la morte di Eskridge a un complotto o a una scoperta da insabbiare.

In mezzo a questi misteri, rimane una domanda destinata a far discutere: e se gli alieni venissero davvero dal nostro futuro?

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