Ascensori bloccati, semafori spenti, negozi senza Pos, frigoriferi fuori uso e interi quartieri al buio per ore. Non si tratta del classico grande blackout nazionale, bensì di una serie di interruzioni localizzate che colpiscono zone specifiche delle città, spesso senza preavviso.
È il fenomeno dei blackout urbani a macchia di leopardo, una conseguenza sempre più evidente dell’aumento delle temperature, della crescita dei consumi elettrici e di una rete che in molte aree è stata progettata per un mondo molto diverso da quello attuale.
- Il caldo mette sotto stress la rete elettrica
- Perché saltano le reti di quartiere
- Auto elettriche, pompe di calore e data center
- Quanto costano i blackout a famiglie e imprese
- Blackout: quando si ha diritto a un indennizzo
Il caldo mette sotto stress la rete elettrica
L’arrivo anticipato delle prime intense ondate di calore ha fatto emergere una fragilità che gli esperti osservano da tempo.
Quando le temperature aumentano, infatti, il sistema elettrico subisce una doppia pressione. Da un lato cresce la domanda di energia a causa dell’uso massiccio di condizionatori, ventilatori e sistemi di raffrescamento. Dall’altro, le stesse infrastrutture elettriche operano in condizioni più difficili.
Cavi, trasformatori, giunti e cabine elettriche sono sottoposti a un maggiore stress termico, che può provocare guasti, surriscaldamenti e interruzioni del servizio.
Perché saltano le reti di quartiere
Quando si parla di rete elettrica si tende a immaginare un’unica grande infrastruttura nazionale. In realtà il sistema è composto da diversi livelli.
La rete di trasmissione nazionale, gestita da Terna, trasporta l’energia sulle lunghe distanze attraverso linee ad alta tensione. Esiste poi la rete di distribuzione locale, che porta l’elettricità nelle case, nei condomini, nei negozi e nelle aziende.
È proprio quest’ultima a rappresentare spesso il punto più vulnerabile.
Molti blackout cittadini nascono infatti nelle reti di media e bassa tensione, dove un singolo guasto può lasciare senza corrente migliaia di utenti in un quartiere densamente popolato.
Con l’aumento dell’elettrificazione dei consumi, queste infrastrutture sono chiamate a gestire carichi sempre maggiori rispetto al passato.
Auto elettriche, pompe di calore e data center
Negli ultimi anni è aumentata in modo significativo la quantità di energia che attraversa le reti urbane. La diffusione di auto elettriche, pompe di calore, impianti fotovoltaici, sistemi di accumulo e nuovi data center sta cambiando profondamente il modo in cui l’elettricità viene prodotta, distribuita e consumata.
La rete costruita decenni fa per alimentare principalmente illuminazione, elettrodomestici e attività industriali tradizionali deve ora adattarsi a esigenze completamente nuove.
La cosiddetta transizione energetica non riguarda soltanto la produzione di energia pulita, ma anche la capacità delle infrastrutture di sostenere questa trasformazione.
Quanto costano i blackout a famiglie e imprese
Le conseguenze delle interruzioni di corrente vanno ben oltre il semplice disagio.
Per le famiglie possono significare cibo deteriorato, elettrodomestici danneggiati, connessioni Internet interrotte e situazioni particolarmente difficili per anziani e persone fragili durante le giornate più calde.
Per le attività commerciali il conto può essere ancora più salato. Bar, ristoranti, supermercati e negozi rischiano di perdere merce deperibile, interrompere le vendite e subire danni alle apparecchiature elettroniche.
Le aziende manifatturiere devono inoltre affrontare fermi produttivi, riavvii degli impianti e possibili scarti di produzione.
Ogni blackout ha quindi un costo economico diretto che si riflette sull’intero sistema produttivo.
Blackout: quando si ha diritto a un indennizzo
Molti cittadini non sanno che in alcuni casi è possibile ottenere un indennizzo automatico per le interruzioni prolungate dell’energia elettrica.
Le regole prevedono compensazioni economiche quando il blackout supera determinate soglie temporali. Per le utenze domestiche con potenza fino a 6 kW, l’indennizzo scatta generalmente dopo otto ore di interruzione e aumenta progressivamente in base alla durata del disservizio.
Si tratta però di una compensazione standard che non copre automaticamente eventuali danni subiti.