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Riportare in vita i morti con l'IA: è successo in Corea con una mamma che ha riabbracciato la figlia scomparsa. Come funziona?

La tecnologia che ricrea volti, voci e personalità dei defunti non appartiene più alla fantascienza. Ma siamo davvero pronti a parlare con chi non c'è più?

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

Content Specialist

Ha conseguito un Master in Marketing Management e Google Digital Training su Marketing digitale. Si occupa della creazione di contenuti in ottica SEO e dello sviluppo di strategie marketing attraverso canali digitali.

Una madre che tende la mano verso la figlia morta. Una bambina che le sorride, la chiama per nome e le parla come se non se ne fosse mai andata. La scena non appartiene a un film di fantascienza. È accaduta davvero, ma con l’avatar della figlia.

Milioni di persone nel mondo hanno assistito alla storia di una donna sudcoreana che, grazie a una combinazione di realtà virtuale, grafica digitale e intelligenza artificiale, ha potuto “incontrare” nuovamente la figlia scomparsa anni prima a causa di una malattia.

Per alcuni minuti madre e figlia hanno conversato all’interno di un ambiente virtuale costruito utilizzando fotografie, filmati e ricordi della bambina. Le immagini dell’incontro hanno commosso il pubblico internazionale e aperto un dibattito destinato a diventare sempre più attuale.

A distanza di pochi anni, infatti, la domanda non è più se la tecnologia sia in grado di ricreare una persona scomparsa. La vera domanda è quanto manca prima che questa possibilità diventi accessibile a tutti.

L’AI sta imparando a imitare chi non c’è più

L’esplosione dell’IA generativa ha accelerato processi che fino a poco tempo fa sembravano impossibili. Oggi esistono sistemi capaci di clonare una voce partendo da pochi secondi di registrazione. Altri riescono a generare video realistici, riprodurre espressioni facciali o simulare conversazioni sulla base di messaggi, email e contenuti pubblicati online.

Ogni persona lascia dietro di sé una quantità crescente di tracce digitali: fotografie, video, note vocali, post sui social network, chat, documenti. Una mole di dati che l’intelligenza artificiale può utilizzare per costruire una rappresentazione sempre più fedele della sua personalità.

Quello che oggi appare come un esperimento potrebbe presto trasformarsi in un servizio commerciale. Diverse aziende stanno già lavorando alla creazione di avatar digitali, assistenti virtuali addestrati sulla memoria digitale dei defunti e sistemi in grado di simulare conversazioni con persone che non sono più in vita.

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Il mercato della presenza digitale dopo la morte

L’idea di preservare la propria identità oltre la morte non è nuova. Da sempre gli esseri umani cercano modi per lasciare una traccia di sé attraverso libri, fotografie, registrazioni o monumenti.

L’intelligenza artificiale introduce però una novità radicale: la possibilità di trasformare il ricordo in interazione. Alcuni osservatori parlano già di una futura industria dell’immortalità digitale, un settore che potrebbe crescere rapidamente nei prossimi anni grazie ai progressi dell’AI e della realtà aumentata.

Tra conforto e inquietudine

Le potenzialità di queste tecnologie dividono esperti e opinione pubblica. Per alcuni psicologi, una simulazione digitale potrebbe aiutare alcune persone ad affrontare il dolore della perdita, offrendo uno spazio protetto per elaborare emozioni e ricordi.

Il rischio è che il lutto venga sospeso anziché elaborato. Una persona potrebbe sviluppare una dipendenza emotiva dalla versione artificiale di un familiare scomparso, mantenendo un rapporto con una simulazione che, per quanto sofisticata, non coincide con la persona reale.

La questione diventa ancora più delicata quando entrano in gioco bambini, anziani o individui particolarmente vulnerabili dal punto di vista psicologico.

Chi controlla la nostra identità digitale dopo la morte?

Oltre agli aspetti emotivi emergono interrogativi giuridici ed etici. Chi possiede i dati che permettono di ricostruire una persona? È possibile creare un avatar postumo di qualcuno senza il suo consenso? E chi decide cosa quella copia può dire o fare?

La tecnologia sta avanzando molto più rapidamente delle normative. In molti Paesi non esistono ancora regole chiare sulla gestione dell’identità digitale post mortem. Eppure il problema riguarda potenzialmente miliardi di persone che ogni giorno alimentano archivi digitali sempre più ricchi di informazioni personali.

 

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