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Il "nuovo Nostradamus" che aveva predetto il Covid condivide cinque previsioni agghiaccianti per il 2026

Il "nuovo Nostradamus" che ha previsto il Covid lancia delle nuove profezie per il 2026: cinque scenari agghiaccianti per quest'anno.

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Giuseppe Guarino

Giuseppe Guarino

Giornalista

Ph(D) in Diritto Comparato e processi di integrazione e attivo nel campo della ricerca, in particolare sulla Storia contemporanea di America Latina e Spagna. Collabora con numerose testate ed è presidente dell'Associazione Culturale "La Biblioteca del Sannio".

Ciclicamente spuntano in giro delle nuove profezie che riescono sembra a conquistarsi un posto nell’attenzione dell’opinione pubblica, soprattutto quando riguardano crisi globali e scenari geopolitici inquietanti. Un sensitivo britannico, Craig Hamilton-Parker, soprannominato da molti il “nuovo Nostradamus”, è tornato a far parlare di sé dopo alcune previsioni attribuitegli in passato, tra cui quella sulla pandemia. Ora l’uomo ha diffuso una nuova serie di visioni sul 2026, delineando un futuro segnato da tensioni politiche, conflitti e profondi cambiamenti negli equilibri mondiali.

La prima profezia del nuovo Nostradamus: un terzo mandato per Donald Trump

Andiamo con ordine e partiamo dalla prima. Secondo Craig Hamilton-Parker, una grave crisi internazionale — forse legata a un grande conflitto globale — potrebbe rendere impossibile lo svolgimento normale delle procedure costituzionali, aprendo la strada a un prolungamento del potere presidenziale.

L’idea di un terzo mandato per Donald Trump negli Stati Uniti, oggi considerata improbabile sul piano giuridico, verrebbe quindi giustificata da uno stato di emergenza globale. Hamilton-Parker collega questo scenario a tensioni crescenti tra le grandi potenze e a possibili alleanze strategiche in grado di destabilizzare l’ordine internazionale consolidato.

La seconda profezia: una nube di gas sul Giappone

Tra le visioni più inquietanti c’è quella di una gigantesca nube di gas destinata a colpire il Giappone nell’estate del 2026. Il sensitivo afferma di aver descritto questo evento già anni fa, parlando di un Paese completamente avvolto da una sostanza tossica, con un possibile epicentro nel nord dell’arcipelago.

Secondo la sua nuova interpretazione, il fenomeno potrebbe essere collegato a un disastro naturale oppure a un evento provocato dall’uomo, come un’esplosione o un attacco capace di amplificare attività vulcaniche o chimiche. Alla previsione si aggiunge anche il timore di un grande cyberattacco globale con effetti economici e finanziari diffusi, destinati a colpire le criptovalute, l’industria tecnologica e i mercati internazionali.

La terza profezia: una rapida campagna militare contro l’Iran

Hamilton-Parker sostiene inoltre che il Medio Oriente potrebbe diventare uno dei principali teatri di crisi del 2026. Nelle sue visioni emergerebbe una campagna militare breve ma intensa contro l’Iran, composta soprattutto da attacchi mirati contro infrastrutture strategiche e siti nucleari.

L’operazione, secondo il sensitivo, sarà caratterizzata da azioni rapide e dall’assenza di un’invasione terrestre prolungata: colpi improvvisi seguiti da un ritiro altrettanto veloce, lasciando al Paese le conseguenze politiche interne. Uno scenario che aprirebbe una fase di transizione destinata a produrre profondi cambiamenti sociali e istituzionali nella regione.

La quarta profezia: le mani degli Stati Uniti sulla Groenlandia

Un’altra previsione riguarda i rapporti tra Stati Uniti e le mire di Trump sulla Groenlandia. Hamilton-Parker cita il caso della regione artica come esempio emblematico destinato a fare scuola: non un’invasione militare, ma una progressiva acquisizione di influenza attraverso accordi economici legati a risorse energetiche e terre rare.

La quinta profezia: l’indebolimento della NATO e l’instabilità della Cina

Infine, il sensitivo prevede un progressivo indebolimento della NATO e la nascita, entro il prossimo decennio, di nuove strutture internazionali di gestione dei conflitti. Secondo le sue visioni, nessuna potenza sarebbe più disposta a sostenere da sola il ruolo di “poliziotto globale”, aprendo a un sistema multipolare ancora instabile.

Parallelamente, la Cina attraverserebbe una fase di forte tensione interna, alimentata da difficoltà economiche e cambiamenti nella leadership militare, con possibili ripercussioni sulla sicurezza globale e sulle relazioni con l’Occidente.

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