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Ci si abbronza davvero di più in acqua? La verità secondo la fisica

L’acqua non blocca davvero i raggi UV: ecco perché ci si può scottare anche mentre si nuota.

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

Content Specialist

Ha conseguito un Master in Marketing Management e Google Digital Training su Marketing digitale. Si occupa della creazione di contenuti in ottica SEO e dello sviluppo di strategie marketing attraverso canali digitali.

L’idea è diffusissima: in acqua ci si abbronza di più. La pelle sembra prendere colore più in fretta, il sole sembra meno fastidioso e il fresco del mare o della piscina dà l’impressione di essere protetti. Ma la fisica racconta una storia un po’ diversa. L’acqua non rende magicamente più potente l’abbronzatura, però può rendere l’esposizione al sole più subdola e aumentare il rischio di scottarsi senza accorgersene.

L’abbronzatura nasce come risposta della pelle ai raggi ultravioletti. In particolare, i raggi UV stimolano la produzione di melanina, il pigmento che scurisce la pelle e prova a proteggerla dai danni solari. Il punto è che l’acqua non ferma completamente questi raggi. Una parte della radiazione UV riesce comunque a penetrare, soprattutto quando l’acqua è limpida e si resta vicino alla superficie.

Perché in acqua il sole inganna

La prima trappola è la sensazione termica. Quando siamo immersi, il corpo si raffredda e percepiamo meno il calore del sole. Questo può portarci a restare esposti più a lungo, proprio nelle ore in cui l’indice UV è più alto. Il risultato è che la pelle continua a ricevere radiazione ultravioletta, ma noi ce ne accorgiamo tardi, spesso quando la scottatura è già iniziata.

C’è poi l’effetto della riflessione. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ricorda che superfici come acqua, sabbia e neve possono aumentare l’esposizione complessiva ai raggi UV. L’acqua, da sola, riflette meno di superfici come neve fresca o sabbia chiara, ma contribuisce comunque a rimandare una parte della radiazione verso il corpo. Anche l’EPA, l’agenzia statunitense per la protezione ambientale, invita a prestare particolare attenzione vicino ad acqua, neve e sabbia proprio perché possono aumentare il rischio di scottature.

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Ci si abbronza davvero di più?

La risposta corretta è: non necessariamente. Non è l’acqua in sé a far abbronzare di più, ma il fatto che in acqua possiamo ricevere raggi UV da più direzioni e per più tempo, senza sentire caldo. In altre parole, non è un “trucco” per abbronzarsi meglio: è una condizione in cui è più facile sottovalutare l’esposizione.

Anche stare parzialmente immersi non basta per sentirsi al sicuro. Le spalle, il viso, il collo e la parte alta del corpo restano spesso fuori dall’acqua e ricevono piena radiazione solare. In più, quando usciamo e la pelle è bagnata, possiamo dimenticare di riapplicare la crema, mentre sudore, asciugamano e bagni ripetuti riducono la protezione.

Crema solare e buon senso, sempre

La regola sotto al sole resta sempre la stessa: protezione solare ad ampio spettro, applicata in quantità sufficiente e riapplicata dopo il bagno, dopo aver sudato o essersi asciugati. Anche le creme resistenti all’acqua non sono “impermeabili” per sempre: indicano una durata di protezione testata, ma nella vita reale vanno riapplicate.

Inoltre, è sempre meglio evitare le ore centrali della giornata, quelle più intense, usare cappello e occhiali quando si è fuori dall’acqua e alternare sole e ombra. L’acqua rinfresca, ma non spegne i raggi UV. E proprio perché ci fa sentire più al sicuro, può diventare il posto in cui ci scottiamo più facilmente.

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