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Per anni abbiamo sbagliato: la primavera non inizia il 21 marzo (ecco perché)

Non è una svista né un errore recente: la spiegazione è scientifica e riguarda il modo in cui misuriamo l’anno solare

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

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Per decenni abbiamo ripetuto la stessa data: 21 marzo, inizio ufficiale della primavera. Libri di scuola, calendari, frasi fatte. Eppure da anni non è più così. L’equinozio di primavera cade quasi sempre il 20 marzo e, in alcune annate, perfino il 19. Il 21 resta un riferimento simbolico. Dal punto di vista astronomico, però, non è più la regola.

L’equinozio non è un giorno ma un istante preciso

L’inizio astronomico della primavera coincide con l’equinozio di marzo. In quell’istante il Sole attraversa l’equatore celeste, passando dall’emisfero sud a quello nord. È un momento esatto, misurabile al secondo.

In quell’istante i due emisferi ricevono un’illuminazione quasi identica. Giorno e notte hanno una durata molto simile, anche se non perfettamente uguale. La rifrazione atmosferica altera leggermente la percezione della luce, allungando di qualche minuto le ore diurne.

La causa delle stagioni non è la distanza della Terra dal Sole. È l’inclinazione dell’asse terrestre, pari a circa 23,5 gradi rispetto al piano dell’orbita. Questa inclinazione determina l’alternanza stagionale. Quando il Sole “supera” l’equatore celeste verso nord, nell’emisfero boreale comincia la primavera. Il punto chiave è che quell’istante non cade sempre alla stessa ora né nello stesso giorno del calendario civile.

L’anno solare non dura 365 giorni esatti

La Terra impiega circa 365,2422 giorni per completare un ciclo rispetto al Sole: è il cosiddetto anno tropico. Il nostro calendario, però, conta 365 giorni. Per compensare la differenza aggiungiamo un giorno ogni quattro anni: il 29 febbraio.

Gli anni divisibili per quattro sono bisestili, ma quelli secolari – come il 1900 o il 2100 – non lo sono, a meno che non siano divisibili per 400. Il 2000 è stato bisestile; il 2100 non lo sarà. Questa regola è stata introdotta con il calendario gregoriano nel 1582 per correggere lo slittamento accumulato dal precedente calendario giuliano.

Il sistema è estremamente preciso, anche se non è perfetto. La differenza residua tra anno civile e anno astronomico provoca uno spostamento progressivo dell’istante dell’equinozio. Per questo la data oscilla.

Nel corso del XX secolo l’equinozio è caduto spesso il 21 marzo. Nel XXI secolo, invece, cade quasi sempre il 20 marzo. In alcuni anni anticipa al 19. È la conseguenza matematica di quel “0,2422” di giorno che non coincide con un numero intero.

Perché il 21 marzo è rimasto nell’immaginario collettivo

La tradizione scolastica e culturale ha fissato il 21 marzo come simbolo. È una data comoda, facile da ricordare, vicina all’idea di equilibrio tra luce e buio. Ma l’astronomia non segue le convenzioni.

L’equinozio può verificarsi il 19, il 20 o il 21 marzo a seconda dell’anno e del fuso orario. In Italia, negli ultimi anni, l’evento si è collocato quasi sempre il 20 marzo. Il 21 è diventato raro.

La nostra percezione non si aggiorna con la stessa rapidità dei calcoli astronomici. Le stagioni meteorologiche, per esempio, seguono uno schema fisso: la primavera meteorologica inizia il 1° marzo. Quella astronomica dipende invece dalla posizione reale della Terra lungo l’orbita.

Cosa accadrà nei prossimi decenni

Per gran parte del XXI secolo l’equinozio di primavera cadrà il 20 marzo. Le anticipazioni al 19 saranno sporadiche ma possibili. Il 21 marzo continuerà a verificarsi, ma con frequenza minore rispetto al passato.

Il calendario gregoriano resta uno dei sistemi più accurati mai adottati. L’errore residuo è di circa un giorno ogni 3.200 anni. Non c’è alcuna anomalia in corso. È un equilibrio sottile tra astronomia e convenzione civile.

In sintesi: la primavera è sempre iniziata nell’istante in cui il Sole attraversa l’equatore celeste. Siamo noi ad aver semplificato quel momento con una data fissa.

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