Fonte: Ansa

Australian Open 2026, attenzione ai pantaloncini: la regola che può costringere i giocatori a toglierseli (Sinner compreso)

Un aspetto apparentemente secondario può diventare centrale durante il torneo di Melbourne

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

Content Specialist

Ha conseguito un Master in Marketing Management e Google Digital Training su Marketing digitale. Si occupa della creazione di contenuti in ottica SEO e dello sviluppo di strategie marketing attraverso canali digitali.

Agli Australian Open l’attenzione del pubblico è puntata su dritti vincenti, tie-break infuocati e maratone sotto il sole di Melbourne. Eppure, anche nel 2026, uno degli aspetti meno discussi ma potenzialmente più insidiosi per i giocatori riguarda l’abbigliamento. Si tratta una regola precisa che, in casi estremi, può portare un tennista a dover cambiare pantaloncini o maglia direttamente durante il match. Sì, può succedere davvero. E riguarda tutti, anche i big del circuito, Jannik Sinner compreso.

Il dress code esiste, ed è più rigido di quanto sembri

A differenza di quanto si possa pensare guardando la varietà di look in campo, l’Australian Open impone un dress code ufficiale molto chiaro. I giocatori possono scendere in campo solo con abbigliamento riconosciuto come “tennis attire”, ovvero capi tecnici specificamente progettati per il tennis e approvati dall’organizzazione.

Sono quindi vietati indumenti che, per quanto comodi o performanti, appartengono ad altri contesti sportivi o casuali: niente canottiere da palestra generiche, niente pantaloncini da calcio, niente felpe, jeans o capi lifestyle. Anche l’abbigliamento indossato durante il warm-up deve rispettare le stesse regole: maglie, gonne, pantaloncini e leggings devono essere da tennis, senza eccezioni.

Perché proprio i pantaloncini possono creare problemi

Nel tennis moderno i confini tra abbigliamento tecnico e sportwear sono sempre più sottili. Molti brand producono capi ibridi, pensati per più discipline o per un uso “athleisure”. Ed è qui che può nascere l’equivoco.

Un pantaloncino che sembra da tennis, ma che non è formalmente classificato come tale, può essere contestato dal direttore di campo. In quel caso il giocatore può essere invitato a cambiarsi, anche se il match è già iniziato. Si tratterebbe di un richiamo regolamentare che può spezzare ritmo e concentrazione.

In uno Slam come l’Australian Open, dove il caldo, l’umidità e i tempi lunghi mettono già a dura prova il fisico, anche un dettaglio del genere può diventare fastidioso.

E Sinner? Anche i top player non sono immuni

Il tennista italiano, seguito con enorme attenzione dal pubblico internazionale, è sponsorizzato da brand che spesso giocano sull’innovazione e sul design minimal. Proprio per questo, anche un outfit apparentemente “pulito” e tecnico deve comunque rientrare nei parametri ufficiali del torneo. Non esistono deroghe per ranking o popolarità: le regole valgono per tutti, dall’ultimo qualificato al numero uno del mondo.

Loghi sì, ma solo se l’abito è corretto

Un altro aspetto curioso riguarda i loghi. A differenza di altri tornei, all’Australian Open non ci sono limiti stringenti sul numero o sulla dimensione dei marchi presenti sull’abbigliamento da tennis, inclusi sponsor personali, club o simboli nazionali. La condizione, però, è sempre la stessa: il capo deve essere ufficialmente riconosciuto come abbigliamento da tennis.

le regole valgono anche fuori dal campo di gioco

Attenzione: il controllo sull’abbigliamento non riguarda solo chi gioca. Anche gli spettatori che accedono a Melbourne Park devono rispettare alcune norme: non è consentito entrare camuffati o con elementi che coprano il volto, come maschere o sciarpe, salvo motivazioni mediche o religiose. Insomma, anche il pubblico e i tifosi devono fare la loro parte.

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