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"Non ordinare un hamburger agli Australian Open", sai quanto può costare? Scoppia la polemica sui prezzi

Panini da oltre 14 euro e menu fino a 30 euro: la polemica sui costi extra infiamma Melbourne più delle partite

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

Content Specialist

Ha conseguito un Master in Marketing Management e Google Digital Training su Marketing digitale. Si occupa della creazione di contenuti in ottica SEO e dello sviluppo di strategie marketing attraverso canali digitali.

L’Australian Open è entrato nel vivo, ma accanto allo spettacolo sportivo sta montando una polemica sui social: i prezzi di cibo e bevande all’interno del torneo, infatti, hanno scatenato una forte reazione negativa da parte dei tifosi. Sui social si parla apertamente di furto e di un’esperienza sempre più riservata a pochi.

Il grande tennis non basta a calmare le critiche

Sul cemento di Melbourne Park lo spettacolo non manca. Jannik Sinner e Madison Keys sono in corsa per difendere i rispettivi titoli, mentre il numero uno del mondo Carlos Alcaraz ha superato agevolmente il primo turno. Buone notizie anche per Cameron Norrie, Arthur Fery ed Emma Raducanu, protagonista di una vittoria netta.
Eppure, fuori dal campo, l’attenzione del pubblico si è spostata su tutt’altro: quanto costa mangiare agli Australian Open?

Shake Shack al centro della bufera

A far esplodere la polemica è stata la presenza del celebre marchio americano di fast foode, Shake Shack, che ha aperto un punto vendita temporaneo all’interno del torneo. L’iniziativa, pensata per arricchire l’offerta gastronomica, si è trasformata in un boomerang mediatico a causa di prezzi giudicati eccessivi.

I costi parlano chiaro:

-Burger singolo: da 11,05 € a 14,60 €

-Patatine: incluse solo nei menu, con rincaro evidente

-Milkshake: da 7,55 € a 8,12 €

-Menu più caro (burger + patatine + milkshake): circa 30,00 €

-Menu “più economico” (burger + patatine + acqua): circa 20,20 €

Cifre che hanno lasciato senza parole molti spettatori, soprattutto considerando che si tratta di fast food e non di ristorazione gourmet.

Social scatenati: tra ironia e rabbia

Le reazioni online non si sono fatte attendere. Un tifoso ha scritto: “Non ordinate un burger al tennis, vi costerà un occhio della testa”. Un altro ha ironizzato: “Saranno 314 dollari, grazie, mentre qualcuno ha commentato amaramente: “Con questi prezzi mi porto il panino da casa”.
Accanto all’indignazione, non mancano però giudizi positivi sul gusto dei prodotti, soprattutto da parte di influencer gastronomici, che parlano di qualità elevata ma ammettono che non tutti possono permettersela.

La posizione degli organizzatori

Di fronte al crescente malcontento, gli organizzatori degli Australian Open sono intervenuti con una dichiarazione ufficiale. “Collaboriamo strettamente con i nostri partner food & beverage per mantenere i prezzi il più vicini possibile a quelli praticati nei loro locali permanenti”, ha spiegato un portavoce. Una risposta che, però, non ha convinto del tutto il pubblico, convinto che un evento sportivo dovrebbe garantire maggiore accessibilità.

Un problema che va oltre Melbourne

Il caso Australian Open riaccende un dibattito più ampio: gli eventi sportivi internazionali stanno diventando troppo costosi per i tifosi comuni? Tra biglietti, merchandising e ora anche pasti da 30 euro, seguire dal vivo uno Slam rischia di trasformarsi in un lusso.
Per molti appassionati, il timore è che il tennis perda progressivamente il suo legame con il pubblico più popolare, sacrificando l’esperienza sugli spalti in nome di partnership e profitti.

Spettacolo in campo, conto salato sugli spalti

Mentre a Melbourne continuano le battaglie a colpi di ace e rovesci, sugli spalti resta l’amaro in bocca. Perché se il tennis è di altissimo livello, il prezzo di un panino rischia di far passare la fame. E la vera domanda, ora, è se questa protesta porterà a un cambio di rotta o resterà solo l’ennesimo capitolo di uno sport sempre più elitario.

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