Fonte: Ansa

Jannik Sinner, il piatto scaramantico che mangia prima di ogni partita: cosa sono gli spaghetti alla Berrettini

Prima di scendere in campo Sinner segue una routine molto precisa e niente è lasciato al caso

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Atleti e scaramanzia: c’è chi entra in campo sempre con lo stesso piede, chi ascolta la stessa canzone prima della gara e chi, come Jannik Sinner, sembra affidarsi anche a un piatto di pasta: sono i famosi spaghetti alla Berrettini, diventati ormai un piccolo caso mediatico durante gli Australian Open.

La domanda è arrivata inevitabile dopo una delle sue vittorie a Melbourne: mangiare sempre quel piatto prima di scendere in campo è diventato un rito? La risposta di Sinner è stata, come spesso accade, misurata e concreta. Più che di superstizione si tratta di routine, un concetto chiave per chi vive di prestazioni, concentrazione e gesti ripetuti.

Un piatto semplice con una storia precisa

L’origine degli spaghetti alla Berrettini ha a che fare con gli Australian Open del 2022, nel pieno delle restrizioni legate al Covid: siamo a Melbourne, in una trattoria italiana frequentata da sportivi e addetti ai lavori. In quei giorni, tra ristoranti chiusi e staff ridotti, lo chef Francesco Rota si ritrova a dover improvvisare una cena per un tennista che, dopo settimane di riso e pollo, chiede semplicemente un buon piatto di spaghetti al pomodoro. Quel tennista è Matteo Berrettini.

Da una richiesta apparentemente banale nasce qualcosa di diverso: una salsa al pomodoro più strutturata del solito, frutto di sperimentazioni già in corso in cucina. Pomodori San Marzano, pomodori antichi cotti lentamente al forno con erbe aromatiche e pomodorini confit a bassa temperatura: vengono uniti in un’unica salsa, intensa ma digeribile, ricca ma adatta a un atleta. Il risultato conquista subito Berrettini. E da lì, il nome.

Da Berrettini a Sinner: il passaggio di testimone

Negli anni successivi il piatto diventa una costante della trattoria durante il periodo degli Australian Open. Non solo per Berrettini, ma per molti sportivi in cerca di un pasto che fosse insieme confortante e compatibile con una preparazione atletica rigorosa.

Quando Jannik Sinner scopre gli spaghetti alla Berrettini, il contesto è simile: torneo lungo, pressione alta, bisogno di certezze. La pasta diventa così una scelta “sicura”, qualcosa che il corpo conosce e la mente associa a sensazioni positive. Non a caso, Sinner ha spiegato più volte che la sua alimentazione in gara è estremamente controllata. Non c’è spazio per l’improvvisazione, ma nemmeno per il gourmet. Conta la ripetibilità, più che la sorpresa.

Scaramanzia o strategia mentale?

Chiamarla scaramanzia forse è riduttivo. Nel linguaggio degli atleti, la parola chiave è routine. Fare le stesse cose, nello stesso ordine, riduce il rumore mentale e aiuta ad attivare in una sorta di pilota automatico. Mangiare sempre lo stesso piatto prima di una partita importante significa sapere già che non creerà problemi, né fisici né psicologici. È una forma di controllo in un contesto dove quasi tutto, dall’avversario al clima, sfugge al controllo.

Il paradosso degli spaghetti alla Berrettini è proprio questo: non hanno nulla di spettacolare. Sono semplici e gustosi. Niente ingredienti rari, niente tecniche estreme. Eppure, sono diventati un simbolo del tennis italiano a Melbourne, citati nelle conferenze stampa e nei racconti di torneo.

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