Nei giorni scorsi, due scosse particolarmente forti hanno riportato l’attenzione sui terremoti in Italia: prima ai Campi Flegrei, poi nel pisano. In questo periodo, segnato da temperature elevate, sui social è tornata una domanda dal retaggio d’altri tempi: il caldo può annunciare un sisma? L’idea dell’“aria da terremoto” da sempre affascina e inquieta il mondo, ma per capire se abbia un fondamento bisogna separare coincidenze, memoria popolare e meccanismi geologici.
- Dalla scossa record ai Campi Flegrei al terremoto nel pisano: i terremoti che stanno facendo tremare l'Italia
- Che cos’è la presunta “aria da terremoto”
- Caldo e terremoti: cosa dice la scienza
Dalla scossa record ai Campi Flegrei al terremoto nel pisano: i terremoti che stanno facendo tremare l’Italia
Il 31 luglio scorso, alle 19.46, i Campi Flegrei sono stati colpiti da un terremoto di magnitudo locale 4.7, con magnitudo momento 4.4. Secondo l’INGV, si tratta dell’evento di maggiore energia registrato nell’area da quando sono disponibili dati strumentali. Nella settimana tra il 27 luglio e il 2 agosto sono stati localizzati preliminarmente 245 terremoti, su un totale provvisorio di 456. Dopo lo sciame, dichiarato concluso dall’Osservatorio Vesuviano, a Pozzuoli risultavano sfollate circa 320 persone, mentre proseguivano i controlli sugli edifici.
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Il 4 agosto è stata invece la Toscana settentrionale a tremare. Alle 10.15 una scossa di magnitudo 4.3, con epicentro a circa 7 chilometri a ovest di Pisa e profondità di 8 chilometri, è stata avvertita fino a Lucca, Livorno e Massa Carrara. Alle 13.04 è seguita una seconda scossa di magnitudo 3.2. Non sono stati registrati feriti ma un edificio a San Giuliano Terme è stato evacuato per precauzione e la circolazione ferroviaria sospesa per le verifiche.
Che cos’è la presunta “aria da terremoto”
Caldo fuori stagione, umidità, foschia, cielo uniforme e aria immobile: questi sarebbero, secondo la tradizione, i segnali di un terremoto imminente. La credenza è antichissima e il sismologo Alessandro Amato la collega al “pneuma”, il soffio sotterraneo immaginato da Aristotele.
In Italia il mito si è rafforzato associandolo ai grandi terremoti della storia, come quelli del Friuli del 1976 e dell’Irpinia del 1980, arrivati in periodi insolitamente caldi. Il problema è che la memoria seleziona le coincidenze e dimentica i casi contrari. Il terremoto dell’Emilia avvenne con temperature nella media; quello dell’Aquila del 2009 durante un clima ancora freddo; quello di Avezzano del 1915 in uno degli inverni più rigidi ricordati in Abruzzo.
Caldo e terremoti: cosa dice la scienza
La risposta scientifica è netta: non esiste un “tempo da terremoto”. Le scosse nascono in profondità, quando gli sforzi prodotti dai lenti movimenti delle placche superano la resistenza delle rocce. La frattura libera energia, che si propaga sotto forma di onde sismiche dall’ipocentro. Temperatura dell’aria, afa, vento o foschia agiscono nell’atmosfera e non possono controllare processi che avvengono nella crosta terrestre.
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Anche il “rombo” percepito durante una scossa non è un vento sotterraneo: deriva dalla trasformazione delle onde sismiche in onde acustiche nel passaggio dalle rocce all’atmosfera. I terremoti si verificano in ogni stagione, fascia climatica e ora del giorno. Il caldo record può rendere l’ambiente più opprimente e aumentare la sensazione che “qualcosa stia per accadere”, ma non è un precursore sismico. L’“aria da sisma” appartiene alla cultura popolare: suggestiva, persistente, ma priva di ogni fondamento scientifico.