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Si è aperto un buco nello strato di ozono, ed è destinato ad allargarsi ulteriormente. Cosa potrebbe accadere

I dati del Servizio di Monitoraggio Atmosferico Copernicus confermano una crescita spaventosa a causa del crollo delle temperature stratosferiche

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

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Un’improvvisa ed eccezionale apertura si è verificata nello strato di ozono sopra l’Antartide, scatenando profonda preoccupazione tra la comunità scientifica mondiale. Gli esperti del Copernicus Atmosphere Monitoring Service – CAMS – hanno rilevato un’espansione ad altissima velocità della voragine atmosferica nelle ultime settimane, segnalando che il fenomeno non accenna a fermarsi e potrebbe raggiungere dimensioni ancora più allarmanti prima di stabilizzarsi. Il CAMS è uno dei sei servizi chiave del programma di osservazione della Terra Copernicus, gestito dall’Unione Europea ed eseguito dal Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio Raggio.

Un’espansione record a partire da settembre

All’inizio del mese di agosto, le rilevazioni condotte dai satelliti mostravano un’evoluzione del buco dell’ozono nella norma stagionale, con un’estensione stimata attorno ai 15 milioni di chilometri quadrati. Tuttavia, con la fine dell’estate e l’avvio della primavera australe, la situazione è precipitata drasticamente.

Nel giro di pochissimo tempo, lo squarcio atmosferico ha subito un’accelerazione spaventosa. Le stime più recenti fornite dal team del CAMS indicano che la superficie priva del prezioso filtro protettivo ha toccato la quota record di ben 25 milioni di chilometri quadrati. Il Direttore del CAMS, Laurence Rouil, ha sottolineato l’eccezionalità e la delicatezza del momento, spiegando come tali dati evidenzino la complessa e pericolosa interazione tra l’inquinamento di origine antropica e le dinamiche meteorologiche naturali.

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Le cause del fenomeno: temperature polari e nubi stratosferiche

Lo strato di ozono costituisce lo scudo naturale della Terra contro l’azione nociva dei raggi ultravioletti (UV) del Sole, la cui esposizione prolungata rappresenta una delle cause principali del tumore alla pelle e di gravi danni agli ecosistemi terrestri e marini. Sebbene le emissioni umane accumulati negli ultimi cinquant’anni abbiano progressivamente assottigliato questa barriera, la riapertura annuale del buco sopra il Polo Sud è legata alle specifiche condizioni stagionali.

La recente e improvvisa impennata nella superficie dello squarcio è da attribuire principalmente a un brusco e drastico calo delle temperature nella stratosfera antartica. Il freddo estremo favorisce la formazione delle nubi stratosferiche polari, le quali accelerano le reazioni chimiche in cui le sostanze alogene (come il cloro e il bromo) distruggono le molecole di ozono alla prima comparsa della luce solare.

Il legame con il riscaldamento globale e l’estate dei record

L’allarme relativo al buco dell’ozono si inserisce in un quadro climatico generale estremamente critico. Contestualmente ai dati sullo strato di ozono, il CAMS ha confermato che l’agosto appena passato è stato il mese più caldo mai registrato sul pianeta, con temperature medie superiori di 1,65 °C rispetto ai livelli pre-industriali.

Samantha Burgess, responsabile strategica per il clima presso il Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio Raggio (ECMWF), ha evidenziato come l’aumento delle temperature superficiali degli oceani e l’intensificarsi delle anomalie termiche stiano spingendo il sistema climatico terrestre verso estremi mai visti prima. Gli scienziati continuano a monitorare la situazione giorno per giorno, nella speranza che le condizioni atmosferiche polari possano stabilizzarsi prima che le radiazioni solari causino ulteriori danni alle regioni limitrofe.

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