Terremoti tra Venezuela, Giappone e Usa: perché torna il timore dell'apocalisse

Quando i terremoti si susseguono, il web cerca collegamenti: ecco perché nasce il timore dell’Apocalisse.

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

Content Specialist

Ha conseguito un Master in Marketing Management e Google Digital Training su Marketing digitale. Si occupa della creazione di contenuti in ottica SEO e dello sviluppo di strategie marketing attraverso canali digitali.

Quando terremoti anche lontani tra loro finiscono nelle notizie nello stesso periodo, il web tende a collegarli. Le scosse di questi giorni avvenute in Venezuela (e che hanno causato migliaia di dispersi e centinaia di morti e feriti) e quelle tra Giappone e Stati Uniti, pur diverse per intensità e contesto geologico, possono così alimentare una paura antica e radicata nell’animo umano più profondo: quella di segnali imminenti dell’arrivo di un’Apocalisse che inghiottirà tutto e tutti, o di un evento globale imminente prossimo a distruggere il pianeta Terra.

In realtà, i terremoti sono fenomeni naturali legati al movimento delle placche tettoniche. La Terra è un pianeta dinamico: la crosta si muove, accumula energia e la rilascia lungo faglie e zone sismiche. Alcune aree, come il Giappone o la costa pacifica americana, sono particolarmente attive perché si trovano vicino ai margini delle placche.

Perché questi terremoti sembrano tutti collegati

Il punto è psicologico oltre che geologico. Quando infatti sentiamo parlare di più terremoti in poco tempo, il cervello cerca schemi e connessioni. È un meccanismo del tutto naturale: davanti a eventi così catastrofici e che fanno paura, la nostra mente e il nostro subconscio cominciano a dare un ordine alle cose, provano a “spiegare”, a trovare un nesso. I social, da quando esistono, amplificano tutto questo, accostando mappe, video, profezie e titoli allarmanti, unendo “puntini” immaginari, trovando, appunto, connessioni.

Ma questo non significa che ogni sequenza di terremoti sia collegata. Scosse in aree diverse del mondo possono avvenire nello stesso periodo senza dipendere l’una dall’altra. Gli esperti valutano magnitudo, profondità, faglie coinvolte, repliche e contesto locale, non il semplice fatto che più eventi siano finiti in tendenza.

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Il ruolo delle profezie online

Ogni volta che si verificano terremoti forti, tornano citazioni apocalittiche, interpretazioni religiose o presunte predizioni. È un fenomeno ricorrente: il terremoto è uno degli eventi naturali che più colpiscono l’immaginario perché arriva all’improvviso, non si può prevedere con precisione e dà una sensazione di fragilità totale.

Il rischio è confondere la paura con l’informazione. Parlare di Apocalisse può attirare clic, ma non aiuta a capire cosa fare davvero in caso di scossa.

Come proteggersi durante un terremoto

La parte più utile è conoscere i comportamenti corretti da adottare in casi estremi come i terremoti. Durante una scossa è bene ripararsi sotto un tavolo robusto o vicino a una parete portante, stare lontani da finestre e oggetti che possono cadere, non usare ascensori e non precipitarsi sulle scale mentre la scossa è in corso.

Dopo, bisogna fare attenzione a eventuali repliche e scosse definite “di assestamento” spesso proprio successive a quella principale, uscire con prudenza se l’edificio appare danneggiato e seguire le indicazioni della Protezione civile o delle autorità locali. I terremoti ci fanno paura, ed è normale. Ma trasformarli in segni di fine del mondo rischia di spostare l’attenzione da ciò che conta: prevenzione, edifici sicuri, informazione corretta e comportamenti adeguati.

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