Durante la sua recente visita in Emilia-Romagna, Kate Middleton ha assaggiato uno dei simboli più genuini della cucina reggiana: l’erbazzone. Dietro questa torta salata dal cuore verde c’è una storia contadina fatta di ingredienti semplici, sapori decisi e tradizione locale.
- Kate Middleton a Reggio Emilia e l’assaggio dell’erbazzone
- Cos’è l’erbazzone, la torta salata reggiana
- La ricetta dell’erbazzone: pasta sottile e ripieno verde
Kate Middleton a Reggio Emilia e l’assaggio dell’erbazzone
Kate Middleton è stata attesa a Reggio Emilia tra ieri, 13 maggio, e oggi, 14 maggio, per una visita legata anche al mondo educativo, con tappa alle scuole d’infanzia di Reggio Children. Un passaggio istituzionale, ma anche un’occasione per raccontare il territorio attraverso la sua cucina: perché in Emilia-Romagna l’accoglienza passa quasi sempre dalla tavola.
Nel menù per la Principessa del Galles sono comparsi molti prodotti locali: latte delle vacche rosse reggiane, tortelli verdi, Parmigiano Reggiano, Lambrusco, Spergola, aceto balsamico, cappelletti e dolci della tradizione. Ma tra le proposte spicca l’erbazzone, apertura ideale del pranzo e presentato come prodotto del territorio, ormai riconosciuto anche con marchio Igp.
È una scelta perfetta per rappresentare Reggio nell’Emilia: non un piatto costruito per stupire con effetti speciali, ma una ricetta identitaria, schietta, popolare. L’erbazzone racconta una cucina che sa trasformare erbe, pasta, formaggio e pochi grassi in qualcosa di profondamente riconoscibile.
Cos’è l’erbazzone, la torta salata reggiana
L’erbazzone è una torta salata tipica della gastronomia reggiana. Nella sua forma più tradizionale è composto da sottili sfoglie di pasta che racchiudono un ripieno di bietole, spesso unite a spinaci, cipollotti, aglio, lardo o pancetta e Parmigiano Reggiano. È un piatto di origine contadina, nato con ingredienti semplici, disponibili nelle case rurali.
Il suo altro nome è scarpazzone, dal termine dialettale “scarpa”, usato per indicare la parte bianca della bietola. Le famiglie contadine, infatti, non buttavano nulla: anche quella parte più fibrosa entrava nel ripieno, dando sostanza alla torta. Il nome, quindi, è già una piccola lezione di economia domestica e cultura materiale: l’erbazzone nasce dall’arte di fare molto con poco.
Il periodo migliore per prepararlo, secondo la tradizione, va da fine giugno fino ai Santi, ovvero nella “stagione” delle bietole. Ma oggi l’erbazzone si trova tutto l’anno in forni, gastronomie e cucine familiari, servito caldo, tiepido o freddo. Può essere antipasto, merenda salata, pranzo veloce o piatto da condividere. La sua forza sta proprio qui: è semplice, ma non banale; rustico, ma pieno di carattere.
La ricetta dell’erbazzone: pasta sottile e ripieno verde
Per preparare l’erbazzone in casa si parte dalla pasta. Servono 300 grammi di farina 00, 30 grammi di strutto oppure quattro cucchiai di olio extravergine d’oliva, 3 grammi di sale e circa 100 millilitri di acqua tiepida. Gli ingredienti si impastano fino a ottenere un composto liscio e abbastanza sodo, da lasciare riposare per almeno mezz’ora.
Per il ripieno si usano circa 1 chilo di bietole pulite e 500 grammi di spinaci freschi, insieme a 80 grammi di lardo o pancetta, due cipollotti con il gambo, uno spicchio d’aglio, 80 grammi di Parmigiano Reggiano e sale. In padella si fanno rosolare aglio, cipollotti e lardo; poi si aggiungono le erbe tagliate grossolanamente e si lasciano appassire finché l’acqua di vegetazione non si asciuga. A fuoco spento si unisce il Parmigiano.
La pasta va divisa e tirata in sfoglie sottili. Si fodera uno stampo unto, si distribuisce il ripieno e si richiude con altre sfoglie, creando le tipiche grinze in superficie. Dopo qualche foro con la forchetta e una spennellata di grasso, l’erbazzone deve cuocere in forno caldo a 200 gradi per circa 30 minuti.