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È così che finirà il mondo? La Terra potrebbe essere vaporizzata dal Sole

Scoperta nella Nebulosa Anello una struttura mai osservata prima: potrebbe essere ciò che resta di un pianeta roccioso distrutto da una stella morente

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

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Possibile che si stia avvicinando la fine del mondo? Gli scienziati hanno individuato una misteriosa “barra” di ferro ionizzato nel cuore della Nebulosa Anello, una delle nebulose planetarie più vicine e spettacolari alla Terra. La scoperta potrebbe offrire uno sguardo inquietante su quello che attende il nostro pianeta tra miliardi di anni. La struttura si estende al centro della nebulosa, situata a circa 2.283 anni luce dalla Terra, e non ha precedenti noti: nulla di simile era mai stato osservato prima in una nebulosa planetaria.

Che cos’è la Nebulosa Anello?

La Nebulosa Anello si è formata circa 4.000 anni fa, quando una stella simile al Sole ha esaurito il proprio combustibile nucleare e ha espulso i suoi strati esterni nello spazio. Il risultato è una nebulosa planetaria, una nube di gas illuminata dal residuo stellare centrale, oggi una nana bianca. Il suo anello principale è composto da circa 20.000 grumi di idrogeno molecolare, ognuno con una massa paragonabile a quella della Terra. Proprio per la sua vicinanza e luminosità, la nebulosa viene spesso utilizzata come banco di prova per nuovi strumenti astronomici.

La scoperta: una barra di ferro ionizzato mai vista prima

Utilizzando un nuovo strumento chiamato Large Integral Field Unit montato sul William Herschel Telescope, i ricercatori hanno potuto analizzare lo spettro luminoso dell’intera nebulosa in modo continuo e dettagliato.

Grazie a questa tecnologia, è emersa chiaramente una barra di atomi di ferro ionizzato che attraversa il centro della nebulosa. Secondo il primo autore dello studio, Roger Wesson, dell’Università di Cardiff e dell’University College London, la struttura è apparsa in modo inequivocabile durante l’analisi dei dati: un elemento del tutto nuovo all’interno di una nebulosa tanto studiata.

Un pianeta distrutto da una stella morente?

Gli scienziati non sono ancora certi dell’origine della barra di ferro, ma stanno valutando due ipotesi principali.
La prima è che si sia formata attraverso un processo fisico sconosciuto durante l’espulsione della nebulosa.
La seconda, molto più suggestiva, è che si tratti dei resti vaporizzati di un pianeta roccioso, distrutto quando la stella si è espansa diventando una gigante rossa. Le quantità di ferro osservate sono compatibili con la distruzione di un pianeta simile alla Terra o a Venere. Se fosse stato Mercurio o Marte, il ferro sarebbe stato inferiore; se fosse stata la Terra, leggermente superiore.

Il futuro del Sole e il destino della Terra

Tra circa cinque miliardi di anni, anche il nostro Sole esaurirà l’idrogeno nel suo nucleo e inizierà a espandersi, trasformandosi in una gigante rossa fino a diventare 200 volte più grande delle sue dimensioni attuali.

In questo scenario, la Terra sarà quasi certamente distrutta: potrebbe essere vaporizzata dal calore estremo o disgregata dalle potenti forze gravitazionali. Ciò che resterà potrebbe assomigliare proprio alla barra di ferro osservata nella Nebulosa Anello.

Pianeti e giganti rosse: una convivenza difficile

Studi precedenti mostrano che le stelle già evolute in giganti rosse ospitano molto raramente pianeti grandi e vicini. Mentre circa lo 0,28% delle stelle giovani possiede pianeti giganti, la percentuale scende allo 0,11% per le stelle diventate giganti rosse. Questo suggerisce che molti pianeti vengono inghiottiti o distrutti durante le fasi finali dell’evoluzione stellare.

Servono ancora prove, ma la caccia è aperta

Gli stessi ricercatori invitano alla cautela. La vaporizzazione di un pianeta è una possibilità affascinante, ma non l’unica. Sarà fondamentale capire se altri elementi chimici accompagnano il ferro e se strutture simili esistono in altre nebulose.

In futuro, il team utilizzerà nuovamente lo strumento LIFU per cercare altre “barre di ferro” nello spazio, nella speranza di chiarire definitivamente la loro origine. Come conclude Wesson, più esempi verranno trovati, maggiori saranno le possibilità di comprendere il destino finale dei pianeti, compresa la Terra.

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