Trovata acqua su sette pianeti extrasolari

Grazie al potente telescopio Hubble, gli scienziati hanno scoperto la presenza di acqua su sette pianeti extrasolari

C’è acqua su sette pianeti extrasolari. La straordinaria scoperta è stata effettuata da un team di astronomi guidato da Vincent Bourrier, professore dell’Observatoire de l’Université de Genève. Gli studiosi sono riusciti ad individuare nell’atmosfera di alcuni pianeti esterni al Sistema Solare, la presenza di acqua. La ricerca è stata possibile grazie all’utilizzo del telescopio spaziale Hubble che ha consentito di raccogliere dati utili per stabilire che, nel corso di dieci miliardi di anni, i corpi celesti hanno rilasciato alte percentuali di vapore. Ciò significa che in precedenza ospitavano sulla superficie degli oceani.

I pianeti che si trovano più in prossimità della stella madre, una nana bruna simile al Sole, potrebbero aver esaurito la loro scorta d’acqua, quelli esterni invece dovrebbero avere ancora un’abbondante riserva idrica. In realtà il telescopio Hubble non è così potente da poter guardare direttamente nell’atmosfera di questi esopianeti, per questo gli scienziati si sono limitati a misurare le radiazioni ultraviolette ricevute dai singoli pianeti ed emesse dalla stella TRAPPIST-1.

“Con gli attuali strumenti a disposizione non siamo in grado purtroppo di quantificare l’ammontare di acqua su quegli esopianeti – ha spiegato Bourrier, il professore a capo della ricerca internazionale -, ma per certo sappiamo che i pianeti del sistema TRAPPIST-1 sono finora i migliori candidati su cui eseguire indagini dirette sulla presenza di acqua con il telescopio Webb, il successore di Hubble, che invece potrà rivelare dettagli molto più precisi sulla composizione atmosferica di questi mondi molto simili al nostro”.

Secondo le osservazioni effettuate i pianeti ospitavano fiumi, laghi, mari, ma soprattutto oceani. Una quantità enorme di acqua, pari a venti volte quella presente sulla Terra. Si tratta di un ambiente che, per gli scienziati, era favorevole allo sviluppo della vita, anche se ora, molto probabilmente, i pianeti non dispongono più di abbastanza liquido per consentire la sopravvivenza.

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